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Micah P. Hinson
I Lie to You
[Ponderosa Music 2022]

Sulla rete: micahphinson.com

File Under: ballate per anime ferite


di Fabio Cerbone (02/01/2023)

Ci sono dischi che più di altri riflettono il procedere di una stagione particolare, perché possiedono i colori, la luce, il sentimento di un periodo preciso dell’anno. I Lie to You non poteva che giungere adesso, al calare del 2022, nel mezzo di un inverno che dovrebbe essere freddo e pungente, ma più spesso è stato avvolto da un tenero tepore. La musica di Micah P. Hinson, tormentato vagabondo dalla terra texana, riflette questa contraddizione, mette ancora una volta a nudo i suoi sentimenti più reconditi e fa sanguinare la sua anima, ma più che in passato trova la chiave per presentarsi disarmato, struggente nelle melodie, finalmente maturo nel fare pace con i suoi demoni.

L’effetto è quello di regalare il suo disco più ispirato da almeno una quindicina di anni a questa parte, tornando a quella magica epifania, mai ripetuta con tale intensità e spesso anzi sfilacciatasi in opere contraddittorie, che avevano offerto, agli esordi della sua carriera, lavori quali and the Gospel of Progress e and the Opera Circuit. Il fatto che una parte di questa rinnovata ispirazione sia nata proprio qui in Italia è una piacevole “stranezza”, ma soprattutto la dimostrazione che esistono musicisti e sensibilità di casa nostra ormai in grado di cogliere linguaggi e stili più nel profondo degli stessi originali. Ecco dunque che I Lie to You ha preso forma tra le montagne dell’Irpinia, dopo un corteggiamento artistico originato dalla partecipazione di Hinson allo 'Sponz Festival' organizzato da Vinico Capossela e dalla conseguente vicinanza con alcuni collaboratori di quest’ultimo, come Alessandro “Asso” Stefana, chitarrista e produttore che si occupa di costruire l’archittetura sonora di questo album, cullata da una sorta di eleganza rurale, folk pieno di languori, nonché alternative country nero e coperto da una polvere di un deserto immaginario, forse quello dell’esistenza.

A completare il semplice ordito di I Lie to You ci sono quindi gli archi di Raffaele Tiseo (e la sua suggestiva viola d’amore), il contrabbasso di Greg Cohen (John Zorn band) e la batteria di Zeno De Rossi, intenti a seguire lo snodarsi del racconto personale di Micah P. Hinson, cantore di angoli bui, di sussulti sentimentali, che dal lieve pizzicare di una toccante Ignore the Days alla grazia di Carelessy ci trasporta nel suo mondo ferito, quello di un artista di poco più di quarant’anni che sembra avere vissuto già mille vite, subìto altrettante cadute, pagato infiniti errori. Hinson si muove ancora su quel crinale nobile della canzone folk e country d’autore, lì dove il crooning baritonale della sua voce abbraccia insieme Johnny Cash (Walking on Eggshells) e Leonard Cohen (500 Miles, la pianistica You and Me, traccia disponibile solo come bonus nella versione digitale), magari intrecciandosi con la contemporaneità emotiva di un collega come Bill Callahan (l’esile, disteso procedere di The Days of My Youth).

Da quegli stessi universi poetici provengono gli accenti dilaniati di People, melodia dolcissima che accompagna un testo-verità sul dolore che sono capaci di provocarsi a vicenda gli esseri umani, e ancora la sorprendente rilettura di Please Daddy, Don’t Get Drunk this Christmas (John Denver), irriverente rottura con la banalità degli affetti più scontati della festa, mentre l’incedere di Find Your Way Out si gonfia di scura elettricità indie rock. Sull’intero repertorio, che riammette il nome di Micah P. Hinson nel ruolo che si è sempre meritato, svetta però una canzone in particolare: What Does It Matter Now?, la cui toccante bellezza è da affiancare senza tentennamenti a moderne meraviglie della canzone folk americana come Spiritual (Spain) o I See a Darkness (Bonnie Prince Billy). Peccato davvero che Johnny Cash non sia ancora in vita per trasformarla nell’ennesimo miracolo dei suoi american recordings.


    



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