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The Third Mind
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[Yep Roc 2023]

Sulla rete: thethirdmind.net

File Under: psychedelic rock


di Paolo Baiotti (13/11/2023)

“Mi era venuta un’idea folle e cercavo dei musicisti che magari pensassero che non era così folle. Tanti anni fa avevo letto l’eccellente biografia di Miles Davis di John Szwed, So What ed ero rimasto affascinato dalle descrizioni approfondite di come Davis e il produttore Teo Macero avessero creato i suoi classici album elettrici Bitches Brew e Jack Johnson. In pratica Miles radunava ottimi musicisti in uno studio, sceglieva una chiave e un groove e poi registrava tutto dal vivo per qualche giorno. Quindi Miles e Ted modificavano e modellavano queste improvvisazioni in composizioni”.

In questo modo Dave Alvin, conosciuto come fondatore dei Blasters con il fratello Phil e poi titolare di una notevole carriera solista, ha descritto l’idea di partenza dei Third Mind; una fantasia diventata realtà dopo averne parlato al bassista Victor Krummenacher (Camper Van Beethoven, Cracker) che a sua volta ha suggerito di chiamare il chitarrista Dave Immergluck (John Hiatt, Counting Crows). A questo trio si sono aggiunti il batterista Michael Jerome (John Cale, Richard Thompson) e come ospite la cantante Jesse Sykes che Dave ha definito (esagerando) come un incrocio tra Grace Slick e Sandy Denny. L’omonimo esordio è uscito nel 2020, caratterizzato da riprese di brani degli anni Sessanta attinti prevalentemente dal blues di Chicago e dal cantautorato folk di New York, rivisitati con improvvisazioni di natura psichedelica che raggiungono l’apice nello strumentale East West della Paul Butterfield Blues Band.

A tre anni di distanza The Third Mind ritornano con il secondo disco, che segue il percorso tracciato dall’esordio con una maggiore presenza vocale dovuta all’inserimento a pieno titolo di Jesse Sykes e con l’aggiunta delle tastiere di Willie Aron. Questa volta tra le sei tracce manca un pezzo forte come East West che si sviluppava in 16 minuti lisergici, ma oggi non sono da meno l’opener Groovin’ Is Easy e Sally Go Round The Roses. La prima è tratta dall’esordio degli Electric Flag di Mike Bloomfield, formati nel ’67 dopo la sua uscita dalla Paul Butterfield Blues Band: una canzone di tre minuti uscita come singolo che, dopo la parte interpretata con voce morbida e suadente da Jesse, si trasforma in una jam psichedelica guidata dalla solista distorta di Alvin con un crescendo, una pausa e una ripartenza devastante. La seconda è un singolo di successo del ’63 delle Jaynetts, un gruppo vocale femminile di New York, già ripreso in California da Grace Slick con la Great Society nel ’68 e in Gran Bretagna dai Pentangle, un brano dal feeling misterioso che ricalca le cover sopra citate nella parte cantata, perfetto per la voce ipnotica ed eterea della Sykes, che si espande nell’esaltante improvvisazione di stampo jazzistico.

Vengono di nuovo interpretati Paul Butterfield con In My Own Dream, title track del suo quarto album che perde la connotazione gospel/blues con i cori e il sax, diventando un mid-tempo sognante e rilassato prima dell’acido break strumentale e il cantautore Fred Neil con la ballata A Little Bit Of Rain che chiude il disco avvolta da un arrangiamento sommesso ed elegante. Un altro brano cantautorale è Why Not Your Baby di Gene Clark, tratto da Dillard & Clark del ’69, eseguito senza banjo, archi e cori, con l’accompagnamento di una chitarra morbida che affianca la voce fragile e malinconica, sostenendo nella coda strumentale una nota lamentosa e distorta. L'unica traccia autografa è Tall Grass, scritta da Dave e Jesse, una ballata sognante che accelera lentamente con il mellotron di Immergluck, distendendosi nell’improvvisazione centrale e nel superbo finale orientaleggiante.

L’esordio dal vivo in un recente festival a San Francisco è stato convincente; è previsto un tour per il prossimo mese di febbraio che si prospetta alquanto interessante.


    



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