Matraca Berg
Love's Truck Stop
[
Proper
2012]

www.matracaberg.com


File Under: (faded) jewels of the south

di Gianfranco Callieri (25/10/2012)

Avevo recensito, su altre colonne, l'album precedente di Matraca Berg, The Dreaming Fields, pubblicato lo scorso anno dalla Dualtone, apprezzandolo tiepidamente. Questo nuovo Love's Truck Stop è un po' meglio (non che il predecessore fosse brutto), ancorché in sostanza non cambi le carte in tavola e lasci supporre come l'artista possa faticare non poco a ricollocarsi in un panorama discografico distante anni luce da quello di metà anni Ottanta nel cui contesto, scrivendo canzoni di enorme riscontro commerciale per Reba McEntire, Tanya Tucker, Randy Travis etc., aveva esordito. Debuttante come autrice di successo per conto terzi, la Berg, nata e cresciuta nella Nashville di mezzo secolo fa, aveva poi tentato la carta della carriera solista con tre album (almeno Sunday Morning To Saturday Night [1997] e Lying To The Moon And Other Stories ['99], uscito per terzo ma in realtà ristampa con inediti del primo disco targato 1990, andrebbero recuperati di fretta) splendidi nel riallacciare i fili della scrittura country mainstream con il portamento lirico e selvatico al tempo stesso, orientato al rock delle radici e alla malinconia delle vecchie ballate hillbilly, di Gram Parsons, Flying Burrito Brothers, Dillards, John Phillips e altri eroi del country rock a cavallo tra '60 e '70.

Quand'è tornata sulle scene col citato The Dreaming Fields, dopo un silenzio di quattordici anni dovuto a continui battibecchi con la filiale nashvilliana della RCA, è sembrato per un istante che il tempo non fosse trascorso: stile, riferimenti, minuzie esecutive e paradigmi compositivi erano rimasti esattamente gli stessi. Il che, in un certo senso, può anche non essere un male (da queste parti lo diciamo spesso), a patto, però, di saper integrare la scelta, magari voluta, di affidarsi a un patrimonio espressivo già ampiamente sfruttato da altri con visioni e ispirazioni totalmente personali. Ecco, diciamo che in Love's Truck Stop, pur nel complesso più riuscito di The Dreaming Fields, di personale non c'è molto. Assomiglia anzi a un disco di Gram Parsons o Emmylou Harris, senza naturalmente possederne la stessa grazia, rivisitato senza troppi guizzi (tant'è che quando, sul folk "ambientale" di Magdalene, appare la voce della stessa Emmylou, è impossibile reprimere la sensazione di déjà-entendu).

Leggo nel press-kit della presenza, in queste canzoni co-prodotte dal violinista David Henry, di nomi altisonanti quali Mindy Smith, David Mead, Jeff Hanna (Nitty Gritty Dirt Band), Over The Rhine (!), Kim Carnes (!!) e persino Yo La Tengo (!!!). Non avendo tuttavia capito dove li abbiano nascosti, mi limito a registrare con approvazione le poche deviazioni dal percorso citato poc'anzi, cioè il mid-tempo nostalgico della springsteeniana title-track, il notturno jazzy della sorprendente (e deliziosa) I Buried Your Love Alive, il folk chiesastico dell'intensa Foolish Flowers, il country-rock onirico della bellissima Sad Magnolia (con una membrana di lap-steel che sembra rubata a un disco dei Whiskeytown) e quello ruvido, alla Steve Earle, della successiva Waiting On A Slow Train. Un po' poco, forse. Ma se non vi dispiace indugiare nei ricordi, o se siete tra chi talvolta preferisce (in musica) le rassicurazioni alle incognite, il "poco" di Love's Truck Stop può andar bene comunque.


    


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