Tangled
Up In Blue Le "Gelide scene d'inverno" di
Ann Beattie a
cura di Marco Denti
 |
|
Chiusi
nelle loro case perché fa un freddo cane, prigionieri in vite che sono comprese
tra lavori alienanti (quando va bene) o inesistenti e famiglie traballanti, i
personaggi incastrati nelle Gelide scene d'inverno sono figli di
una lunga di coda di disillusione e disorientamento. Fuori, il vento, la neve
e il ghiaccio azzerano le possibilità di muoversi, e dentro sono in attesa di
notizie da Dylan, che ha lasciato tutti in balia delle domande e da anni non concede
alcuna risposta, nemmeno al vento.
E' il 1975, follia e mistero sembrano
congelati. Il brusco risveglio dal Watergate ha lasciato tutti senza parole e
ha aperto un lungo periodo di transizione in un mondo destinato a diventare più
grigio e più cupo. Nell'aria si respira la precarietà degli anni della sconfitta,
della caduta e del rimpianto, quando tutta una nazione sembrava reduce, o dal
Vietnam, o da Woodstock, ambedue ormai ricordi che andavano sfumando, come se
appartenessero a un altro secolo. Non c'è rifugio casalingo che tenga, non c'è
"shelter from the storm" (non ancora, almeno): nelle Gelide scene d'inverno
il clima non è composto soltanto dall'estrema condizione meteorologica, anche
se quest'ultima incide non poco sugli umori, sulle macchine e, mettendo insieme
gli uni e le altre, in definitiva, sulle relazioni.
E' il "grande freddo"
che si riflette nella complicazione dei rapporti che si sfilacciano, non si compongono,
non si evolvono, non vanno da nessuna parte perché non c'è nessun posto dove si
può andare. Sono tutti in fibrillazione eppure immobili, frastagliati nelle soluzioni
e nelle scelte che intravedono nelle rispettive vite, eppure quasi costretti dalle
evenienze a condividere le proprie solitudini, come ricorda il principale protagonista
di Gelide scene d'inverno, Charles: "Certo che mi sento solo. Perché continui
a ricordarmelo?" La sua domanda sottintende l'esistenza di un altro, di un'altra.
Nel caso specifico si sta rivolgendo alla sorella Susan, con cui compone una famiglia
piuttosto confusa, che comprende la madre, Clara, e Pete. Questo nucleo occupa
alcuni segmenti importanti di Gelide scene d'inverno, ma è sghembo, obliquo,
poco o niente chiaro, anche perché Clara soffre più di tutti e la considerazione
di cui gode è concentrata in un altro dialogo tra fratello e sorella, quando Charles
le dice: "Di che hai paura? Lo sai che è tutta scena. Non è sempre tutta scena?"
Sono tante le domande, nelle Gelide scene di inverno, e le risposte
vanno trovate nella lettura e soltanto lì, come diceva Ann Beattie: "Mi
ci sono voluti anni e anni per realizzare una cosa molto semplice, ovvero che
quando scrivi narrativa ti devi porre delle domande e sono in molti a pensare
che stai giocando un po' con loro e che sicuramente conosci le risposte a quelle
domande. Leggono le tue domande e non sanno come rispondere in modo corretto.
E pensano che soltanto incontrandoti di persona e guardandoti negli occhi, potrebbero
avere le risposte". Va da sé che non ci sono, e non mancano soltanto quelle. Gelide
scene d'inverno è un romanzo che coltiva l'assenza, proprio come l'ossessione
di Charles per Laura, ormai non più fidanzata, eppure ancora inseguita come un
miraggio, annuncia una serie di legami che si irradiano in circostanze fatte di
parole, dialoghi con le segreterie telefoniche, messaggi abbandonati, squilli
a vuoto. "Per essere uno senza amici, pensa, bisogna ammettere che il telefono
ti squilla parecchio" dice Ann Beattie a proposito di Charles, ma ogni rapporto
ne comprime un altro e non sembra esserci spazio, al punto che persino il più
stravagante della (non allegra) brigata, Sam, si chiede: "Ma non c'è nessuno che
sia felice? O quantomeno sano di mente?" Da Charles, in salamoia nella mancanza
di Laura, i rapporti si allargano senza connettere, senza completarsi. Susan scompare
ben presto, senza lasciare traccia, e anche l'amicizia con Sam, il più vicino
a Charles, è fragilissima e disorganizzata (proprio come il disordine che si porta
dietro), per non dire degli incontri con Betty e Sandra che arrivano, passano,
raccolgono la loro quota di amarezza, e se ne vanno.
Il
paradosso del romanzo sta tutto nel fatto che il monologo interiore di Charles,
ovvero la parte maggioritaria di Gelide scene d'inverno, è dedicato alla
rivendicazione della sua love story con Laura. Non è il lamento di un cuore spezzato,
non è la rincorsa ai ricordi o a un ideale romantico da cullare nelle notti solitarie.
Charles vorrebbe davvero ripristinare l'occasione di formare qualcosa di solido,
una famiglia (forse), ed è così convinto da non accettare la realtà. Capita, solo
che Laura nel frattempo è andata a vivere con "il bue" alias Jim, e gli basta
quello che ha. In alternativa, Charles coltiva il sogno ricorrente delle Bermuda,
rispondendo così a sua volta all'esigenza di Ann Beattie: "Avevo sviluppato
una passione per le storie che si potevano leggere fra le righe e per le narrazioni
che risultavano fuorvianti, a volte per una scelta deliberata dello scrittore,
a volte semplicemente perché i personaggi non dicevano la verità". La tensione
opprimente di Gelide scene d'inverno nasce proprio perché Ann Beattie è
affascinata dalle "persone riflessive in difficoltà" e in questo senso Charles
è davvero l'emblema, il caso umano che rappresenta quel lungo, complesso e delicato
momento di passaggio. Dal punto di vista di Ann Beattie è "un personaggio di finzione
che era ansioso di confessare il suo importantissimo amore per una donna a chiunque
lo stesse a sentire, e che era indubbiamente molto concentrato su se stesso".
Lui sembra risponderle quando dice: "Ogni tanto scuoto la testa per cercare di
interrompere il fiume di pensieri".
L'interpretazione conclusiva del personaggio
è ancora quella di Ann Beattie: "Sarebbe stato più facile per me considerare Charles
come un oggetto. Intendo dire, come se avessi potuto studiarlo più da vicino,
senza che lui capisse di essere sotto esame. Tra le altre cose, penso che sarei
rimasta senza fiato, seguendo i suoi pensieri. Dovevo lasciarlo andare con tutto
il panico nella sua mente, anche se è diventato piuttosto claustrofobico". Un
bel po': Charles legge L'arcobaleno della gravità che sembra il romanzo
giusto per lui (anche se è facile intuire che non arriverà mai alla fine) e anche
per Ann Beattie. Al tempo del suo esordio annoverava Thomas Pynchon (appunto),
Tom Wolfe e Donald Barthelme tra le sue fonti d'ispirazione a riprova che, parole
sue, "nella narrativa ci sono fluttuazioni e sfaccettature complesse". Anche Gelide
scene d'inverno non è una lettura accomodante o consolatoria. E' romanzo
doloroso e complicato e per Ann Beattie "la scelta di una forma, in qualche modo,
manifesta una relazione con il mondo. Lo scrittore sa quello che vuole scrivere.
Ti interroghi sulle tue faccende private e pensi a come presentare certi aspetti
di quello su cui stai riflettendo. E' molto facile scoprire quale parte di te
è l'attore che stai portando alla ribalta". Le piccole cornici casalinghe possono
trarre in inganno, il tono è sempre sferzante. Un piccolo esempio: "Charles raggiunge
Susan alla porta, escono e si avviano alla macchina. Charles nota che gli uccelli
hanno finito tutto il mangime e che dovrà mettergliene ancora. C'è da aspettarselo:
uno mette fuori il mangime, scompare, ne mette dell'altro, scompare, e così via".
Le reiterazioni di Ann Beattie funzionano come colpi di frusta, giri di boa, che
non ripetono soltanto intere frasi, ma portano il periodo, di conseguenza i dialoghi
e quindi tutte le Gelide scene d'inverno a un nuovo livello, a una nuova
fase.
La
playlist di "Gelide scene d'inverno"
|
|
Se
"l'atmosfera è così impersonale", nonostante lo sguardo ravvicinato non è minimalismo,
anche se Gelide scene d'inverno è stato elevato a modello proprio dai protagonisti
di quella breve stagione. E' concentrazione: il tempo è teatrale come se i personaggi
fossero cesellati nelle condizioni imposte dalla vita e dall'atmosfera. Ann Beattie
dice che è quello "il momento drammatico che s'irradia in una storia. Momenti,
qualcosa che accade, e il ricordo o l'anticipazione allo stesso tempo. Nei casi
fortunati, o sempre, forse, il significato di quel momento va al di là del momento
in sé". Anche l'uso del presente è un modo per convincerci che siamo lì, nell'inverno
del nostro scontento. Le Bermuda e la felicità restano nei sogni. La cornice è
essenziale e dentro ci sono le canzoni. Gelide scene d'inverno è un romanzo
fatto di album che girano sul piatto, hit che rimbalzano tutto il giorno, e sottolineano
e ogni singolo momento in cui compaiono perché "le canzoni non sono mai a sproposito.
Qualunque disco si stia ascoltando, le parole si possono sempre applicare
alla realtà". Perfetto: ogni musica a suo tempo, ogni musica ha il suo tempo e
Gelide scene d'inverno è costruito sull'impalcatura offerta dalla
sequenza delle canzoni. Non è soltanto una colonna sonora, anche se è esattamente
la musica in quel preciso periodo. E' proprio una trama su cui viene incasellato
il racconto, è proprio un ordito su cui viene tessuto il dialogo. Le canzoni intervengono
senza soluzione di continuità lungo tutto l'arco del romanzo punteggiando tutti
i passaggi, definendo e intervallando i dialoghi. Dai vinili, che sono quelli
di Lou Reed, Janis Joplin, Keith Jarrett e Ry Cooder e dalla radio arriva musica
senza rivoluzione: musica di sentimenti e di passioni, musica di classe e di stile,
musica visionaria e raffinata, ma soprattutto decorazione, rifinitura, mestiere.
I singoli brani, per quantità e qualità, sono una componente determinante nel
creare il mood di Gelide scene d'inverno, ma ancora una volta, è quello
che manca a definirlo e l'epifania giunge puntuale quando Sam borbotta: "Non vedo
l'ora che esca quel disco di Dylan. Voglio proprio vedere cos'ha da dire Bob Dylan
nel 1975".
Ecco, cosa rimane in sospeso: tutte
le Gelide scene d'inverno ruotano attorno a quell'album, sperato, evocato,
atteso, ma mai nominato. Per forza, sarà Blood On The Tracks, tutta
un'altra storia.
Gelide scene d'inverno
(la recensione dal blog di BooksHighway)
bookshighway.blogspot.it/2016/09/ann-beattie.html
|