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BooksHighway   il rock'n'roll tra le parole
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Last Great American Whale
L’ABC di Denis Johnson

- a cura di Marco Denti -


Lo scrittore di Train Dreams era ammirato da colleghi illustri (Don DeLillo, Philip Roth, George Saunders, Louise Erdrich) per la prodigiosa capacità di guardare nell’abisso e di raccontarlo come nessun altro. Con uno stile acuto e potente, figlio di un’attitudine speciale, perché secondo Denis Johnson scrivere “è un lavoro facile. L’attrezzatura non è costosa, ed è un’attività che si può svolgere ovunque. Decidi tu gli orari, gironzoli per casa in pigiama, ascolti dischi jazz e bevi caffè mentre un altro giorno scappa via. Non devi essere particolarmente efficiente, anzi, in genere non devi esserlo affatto”. Visti i risultati, sarà meglio tenerlo presente.

A come Albero di fumo, un meraviglia frutto di uno narratore genialoide, fuori dagli schemi e dall’ordinario, capace di ricreare scenari complessi e labirintici. La realtà è relativa, il Vietnam è tutto.

B come Bill Houston, un loser con un cuore grande così che trova Jamie Mays sulle rotte degli Angeli nell’omonimo romanzo. Ci saranno altri Houston nelle storie di Denis Johnson, che attraverso i nomi traccia trame parallele e sotterranee. Teneteli d’occhio.

C come CIA, un’ombra che aleggia torbida e inquietante in Albero di fumo e Mostri che ridono. Ambiguità e misteri ci ricordano di cosa è fatta la storia, e che c’è sempre un lato oscuro da scoprire.

D come Doppelgänger, poltergeist. È il racconto che conclude La generosità della balena ed è dedicato ai miti e alle leggende di Elvis.

E come Elvis, appunto. È un’ossessione ed è ovunque, nello spazio e nel tempo. È un’apparizione sul treno in Train Dreams, c’è Follow That Dream in Jesus’ Son e in qualche modo (nell’insegna di una tipografia, Elvis Documents) si trova anche nell’Africa turbolenta di Mostri che ridono. Come diceva l’indimenticabile Mojo Nixon, “Elvis is everywhere”. Proprio così.

F come Fiskadoro. Sulle spiagge della Florida, una stramba comunità sopravvive dopo l’olocausto nucleare, inseguendo ricordi e frammenti di una vita ormai disintegrata e sperando nelle canzoni di Bob Marley. Un romanzo spiritato, che lascia molte porte aperte su un futuro che incombe minaccioso, ed è già passato.

G come Greyhound, l’autobus di Angeli che viaggia nelle notti americane dove le destinazioni sono un punto di domanda e lo spazio non è mai sufficiente.

Ho trasformato il mio dubbio nella mia vocazione” dice uno dei personaggi di Albero di fumo e sembra raccontare la biografia di Denis Johnson in un manciata di parole.

I come Incidente durante l’autostop, uno dei racconti più allucinanti di Jesus’ Son. Un incubo, e non è l’unico.

Jesus’ Son è una collezione di short story che tocca i nervi scoperti di esistenze sul filo del rasoio. Dice il protagonista di Fuori su cauzione (e il titolo dovrebbe bastare a rendere l’idea): “Di solito, se proprio mi veniva da riflettere sul senso della vita, al massimo arrivavo a considerarmi la vittima di uno scherzo”. Non c’è neanche la dignità di una resa onorevole.

K come Kootenai, la tribù nativa dell’Idaho, tra le più irriducibili a difendere le proprie terre, a cui appartiene uno dei protagonisti di Train Dreams, ma è presente anche in Happy Hour in Jesus’ Son. Affinità elettive.

La generosità della balena è la raccolta di cinque racconti con cui Denis Johnson ci salutava, con l’ennesima panoramica su una terra di nessuno tra distruzione e redenzione. Nell’apologia della scrittura in Trionfo sulla morte dice: “Qualunque cosa ti succeda, la metti sulla pagina, le dai una forma, la interpreti in un certo modo. Di fatto non è molto diverso dal riprendere una sfilata di nuvole in cielo e definirlo un film, anche se bisogna ammettere che le nuvole possono venire giù, trascinarti via e portarti in posti di ogni tipo, alcuni terribili, e poi per anni e anni non riesci a tornare indietro”. Ecco, è andata così.

Mostri che ridono (titolo geniale) ci porta nelle intricate trame africane dove agenzie governative, mercenari, intrighi e complotti si sovrappongono a un’improbabile love story, al punto che qualcuno dice: “Promesse a lui, promesse a te, e per gli altri solo segreti. È quello che definiamo una situazione delicata”..

Non c’è più niente di profondo della merda in cui siamo adesso” dicono in Mani ferme al Seattle General in Jesus’ Son ed è una percezione quanto mai attuale.

O come oppiacei: roba pesante che Denis Johnson ha frequentato per un bel po’, compresa Heroin di Lou Reed nell’epigrafe e per il titolo di Jesus’ Son.

P come Peanut Bar in Albero di fumo o il Vine in Jesus’ Son, e altre mescite ancora, dove succede più o meno tutto, sono i capolinea dell’umanità bizzarra e dolente di Denis Johnson.

Qual è la causa della disumanità dell’uomo nei confronti dell’uomo? La desensibilizzazione. L’indifferenza dell’esecutore”: basta una frase in Mostri che ridono per spiegare la fine della storia e il mondo in cui viviamo.

Robert Grainier è il protagonista di Train Dreams le cui gesta ricollocano la genesi dell’America in una prospettiva che nasce dai legami con la terra e la wilderness.

Skip è un altro nome ricorrente, come se le identità alla fine fossero una, due al massimo, e il resto fossero mutazioni. La CIA approverebbe.

T come Train Dreams. La riduzione cinematografica coglie il mood aspro e rarefatto del romanzo: la costruzione di una nazione attraverso lo sfruttamento indiscriminato dell’ambiente, non meno che delle persone. Non rimane che cenere.

Un sicario, una pedina, un ingranaggio di un robot programmato per dire solo bugie”: è l’identikit di una delle tante personalità in Mostri che ridono che Denis Johnson manovra con i fili invisibili della scrittura.

V come Vietnam: non c’è un romanzo che l’ha capito e lo racconta come Albero di fumo.

W come West: in Train Dreams tutta un’epopea americana si riflette nella scrittura visionaria di Denis Johnson, che non fa sconti. Il conflitto diventa poesia.

X come Xavier alias Francis, uno dei personaggi di Albero di fumo. Come si è visto, i nomi fluttuano nelle storie come mine vaganti. L’unica certezza è che prima o poi esplodono.

Y come You Really Got Me: l’epocale riff dei Kinks spicca su tutta la colonna sonora di Albero di fumo.

Z come zona di combattimento da attraversare in Albero di fumo o in Mostri che ridono, ma tutte le trame di Denis Johnson sono definite da coordinate pericolose e dal coraggio di attraversarle.


Bibliografia (dal blog di BooksHighway)

Albero di Fumo, Mondadori
bookshighway.blogspot.com/2010/10/denis-johnson.html

Angeli, Feltrinelli
bookshighway.blogspot.com/2018/07/denis-johnson.html

Jesus Son, Eunaudi
bookshighway.blogspot.com/2019/08/denis-johnson.html

La generosità della balena, Einaudi
bookshighway.blogspot.com/2020/05/denis-johnson.html

Mostri che ridono, Einaudi
https://bookshighway.blogspot.com/2016/12/denis-johnson.html

Train Dreams, Mondadori
bookshighway.blogspot.com/2013/05/denis-johnson.html