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Colum McCann
La simmetria dell'acqua

- a cura di Marco Denti -

Mohawk e navajo costruiscono una città sospesi in cielo. Genitori nel gorgo di una faida infinita provano a trovare un ragione per cui credere ancora nel genere umano. Equilibristi traballanti su un cavo teso nel nulla cercano una posizione. Diplomatici discutono senza sosta compromessi attraversando cortine di filo spinato. Sommozzatori inseguono guasti nelle reti digitali sul fondo dell’oceano. Per i personaggi di Colum McCann l’instabilità è una costante, ma d’altra parte si tratta di un’intera folla in movimento che in un modo o nell’altro cerca un’armonia. Sono sempre in bilico, uniti e divisi dall’oceano sull’asse tra l’Irlanda e l’America, New York in particolare. La narrativa di Colum McCann è una corrente alternata sopra l’Atlantico e questo si sente in tutte le sue storie. Tante connessioni che conducono a una simmetria del racconto, a una voce sicura, che ti ascolta mentre ti parla. Facile identificarlo con lo scrittore che in Che ore sono adesso lì da te?, uno dei racconti di Tredici modi di guardare, si immedesima nella giovane soldatessa in Afghanistan che chiama a casa nella notte di Capodanno. C’è una sensibilità nella scrittura di Colum McCann che è rara e importante perché non ha soltanto la grazia del narratore di classe, ma anche l’urgenza di interpretare i nostri tempi, i conflitti e le fratture visti da entrambe le sponde e con un minimo sindacale di compassione, ormai introvabile e quanto mai indispensabile, perché poi, e su questo non c’è dubbio, “dai tempo alla vita e ti risolverà tutti i problemi, anche quello di essere vivo”.

Tra romanzi e racconti ci sono temi e simbologie ricorrenti: le profondità e le altezze, la ricerca di un equilibrio, spesso impossibile, l’acqua, più di tutto, dovuta all’Irlanda, che è pur sempre un’isola, e a New York, che è stretta tra le correnti fluviali e quelle marine. Immagini acquatiche popolano, fin dai titoli, La legge del fiume e Di altre rive, nonché Come ogni altra cosa in questo paese fino a Twist, dove l’oceano è l’ambiente dominante, se non l’unico. Una presenza tale che lo porta a dire, in Lascia che il mondo giri, che “la famiglia è come l’acqua: conserva la memoria di ciò che un tempo ha colmato e tenta sempre di tornare al suo corso originario”.

I legami dipanati di volta in volta da Colum McCann sono un tessuto fitto di storie che si accavallano, che oscillino tra le due torri gemelle del World Trade Center, ormai polvere nella memoria, nella sabbia dei deserti o nelle brume dell’Ulster, non fa differenza. La forma è elegante, accurata, senza sbalzi o sorprese stilistiche, che vengono piuttosto dalle vite dei personaggi e dalla loro destinazione che poi è sempre quella: “Questa è l’America. Superi ogni frontiera. Puoi andare dove vuoi. Devi essere connesso, attraverso i nodi, lungo le vie di accesso, come un telefono senza fili in cui se non azzecchi la parola giusta ti tocca tornare indietro e ricominciare tutto daccapo”. Sono i legami che si moltiplicano, di madre in figlio, e si rinnovano in Come ogni altra cosa in questo paese e così in Sh’khol, un altro dei quattro racconti di Tredici modi di guardare e un po’ ovunque, flussi sottili che Colum McCann allinea con pazienza, goccia dopo goccia.

Sinead O'Connor - Nothing Compares 2 U (Live) Talking Heads - Once in a Lifetime (live 1983)

Ci sono richiami espliciti che legano la narrativa di Colum McCann in tutte le sue espressioni, spesso a distanza di anni. Gli operai nativi che sfidano le vertigini sulle travi d’acciaio dei grattacieli citati in Sorelle (una delle short story di Di altre rive) sono quelli in I figli del buio. Philip Petit, il famoso equilibrista di Lascia che il mondo giri riappare in Apeirogon. Le canzoni dell’American Songbook di Hoagy Carmichael sono citate in continuazione, da TransAtlantic a Lascia che il mondo giri, e la musica è una colonna sonora speciale che punteggia e indirizza le trame. In ordine sparso, troviamo David Bowie e Rolling Stones in Come ogni altra cosa in questo paese, e John Cage in Apeirogon, dove ha un ruolo speciale Sinéad O’ Connor con Nothing Compares 2 U. Ci sono anche i Talking Heads di Once in a Lifetime che appaiono inoltre in Twist insieme a Jeff Buckley, Miles Davis, Ted Hawkins, Prince, Stevie Wonder e ai Doors. Bob Dylan, Bruce Springsteen, Bob Marley sono convocati in Lascia che il mondo giri con l’aggiunta di Tom Waits che dal juke-box prende il posto di Tommy Makem, dei Clancy Brothers e di Donovan, per non dire di Elvis che canta Heartbreak Hotel in La legge del fiume, e sulla musica direi che non si discute.

Anche Treefrog, tra I figli del buio, suona l’armonica, e segue Louis Armstrong con “le sue pulsazioni. Il suo ritmo favoloso”. Tutto comincia con un incidente nella costruzione della metropolitana sotto l’Hudson, nel 1916: da lì il conflitto si estende verso la superficie e lungo un intero secolo di New York e Colum McCann asseconda “qualcosa che inventa e ricorda, e mentre inventa ricorda”. Una saga americana come solo un irlandese poteva scriverla e dal suo esilio dice: “Voglio dire che ognuno di noi ha un passato nascosto, non è così? Un uomo è ciò che ama, ed è per questo che ama”. La metropoli è lo scenario principale e assoluto in Lascia che il mondo giri: di nuovo in alto, quella fragile stabilità, la vertigine e, sotto, nessuna rete, se non “il conforto che traeva dalla cruda e fredda realtà, corruzione, guerra, povertà, era che la vita poteva elargire piccole meraviglie”. In Twist, la direzione è la stessa, ma in profondità, attorno ai cavi che trasmettono l’universo digitale: non sfugge l’allegoria di una comunicazione eccessiva e fallimentare di un mondo in apnea. L’incipit contiene già il senso completo del romanzo: “Siamo tutti schegge del grande schianto. Le nostre vite, persino quelle che sembrano intatte, ruzzolano inerti sul fondo del mare, trascinate dalla corrente. A volte ci sfioriamo con dolcezza, ma inevitabilmente finiamo per urtarci e andare in frantumi”. John Conway, riparatore e distruttore, è protagonista assoluto del “colonialismo 2.0” che sottintende una rete invisibile ovvero “una nuova geografia che si sovrappone alla vecchia”.


Fluttuare nelle onde alla ricerca dei guasti, senza un appiglio concreto se non l’orizzonte piatto è sinonimo di un disorientamento generale che Colum McCann coglie così: “Forse era questo il motivo per cui i marinai impazzivano in mare aperto. Una volta che comprendevano davvero dove si trovavano, si rendevano conto che non avevano dove andare”. Le missioni sono chiare (“Tutti volevano riparare tutto, prima o poi tutto doveva essere riparato”), se non proprio pleonastiche (“La riparazione era inevitabile quanto il guasto”), ma qualcosa non torna e c’è una distanza incolmabile. Rivedendo Apocalypse Now, cioè rileggendo Cuore di tenebra, si capisce che “una sequenza, quella inventata, si fa nell’immaginario collettivo. L’altra, quella reale, si perde nella nebbia”. Colum McCann, con un bel po’ di quella che chiama “introspezione creativa” cerca di non perdersi tra i due estremi e si rimette alle “famous last words” di Twist: “Tutto ciò che dovevo fare era una sola cosa: scrivere quel maledetto pezzo. Semplice. Ma ovviamente, niente è semplice”. La difficoltà, non relativa, è presto chiarita: “Ci sono troppe cose che non possiamo sapere. La mente implora la logica, ma ottiene il mondo com’è. E allora ricorriamo all’invenzione”, che è utile anche quando si tratta di affrontare vicende basate su fatti e persone reali, e Colum McCann lo fa spesso.

Tra fiction e cronaca quotidiana, non sono pochi i romanzi “based on a true story”: La sua danza, dedicato all’estro di Rudolf Nureiev, a sua volta un esule, o Zoli. Storia di una zingara e Una madre, così come TransAtlantic e Apeirogon che toccano ostilità secolari e irrisolte. Una madre è un dialogo con Diane Foley, madre di James W. Foley, reporter decapitato in Siria nel 2014, dopo essere stato rapito due anni prima. Lei incontra uno dei tagliagole del figlio, Alexanda Kotey, nel 2021, ormai condannato all’ergastolo. Con Una madre, Colum McCann ripropone il tentativo di confronto, non meno difficile, di Trattato, un altro degli episodi di Tredici modi di guardare e ancora di più di Apeirogon. Stare dalla parte delle vittime è la scelta di Colum McCann in cerca con instancabile insistenza di un punto di contatto tra le parti, due padri (israeliano e palestinese) che hanno perso le rispettive figlie. Un romanzo ammirevole e uno degli apici della scrittura di Colum McCann che trova un precedente illustre in TransAtlantic.

L’Irlanda è nelle sue radici più intime e profonde, così TransAtlantic spazia in un secolo abbondante di storia, e cerca di individuare quel flusso magnetico che unisce e divide gli opposti con la convinzione che “c’è sempre posto per almeno due verità”. Intrecciando un volo precario sull’oceano, una lettera perduta e ritrovata, la vita di Frederick Douglass, in Irlanda da “uomo libero”, segue George Mitchell, il negoziatore che ha condotto le trattative per “un’Irlanda senza guerra”, nei reiterati tentativi di trovare un accordo, ripetendo gli stessi concetti in continuazione, senza sosta: “Certe volte è stato come giocare a nascondino con se stessi. Apri la porta ed eccoti li. Devi ricominciare a contare fino a venti. Pronto o no, corri a nasconderti. Fingendo di non sapere dove sei”. Le note di Harlem Rag si mescolano con le parole dei negoziati e TransAtlantic rivela come “le nostre vite sono tunnel che a volte si intersecano, risalendo in superficie nei momenti più impensati, per poi farci ripiombare nel buio”. Se c’è una luce, una bussola, una scintilla bisogna cercarla tra le righe e Colum McCann in Sorelle, un’altra delle short story raccolte da Di altre rive citava “i fantasmi di Jack Kerouac e John Muir”, già due pesi massimi. Non sono gli unici suggerimenti: i nomi che affiorano sono quelli di Wendell Berry, Robert Frost, Louise Erdrich, John Berger, Jim Harrison, Michael Ondaatje, Aleksandr Hemon, Samuel Beckett, Graham Greene, Philip Larkin e Brendan Behan, letture belle e necessarie, lo stile si nutre così.


Bibliografia (dal blog di BooksHighway)

- Apeirogon (Feltrinelli, 2021)
bookshighway.blogspot.com/2021/08/colum-mccann.html

- Come ogni cosa in questo paese (Feltrinelli, 2023)
bookshighway.blogspot.com/2026/02/colum-mccann_25.html

- Di altre rive (Il Saggiatore, 2001 - Feltrinelli, 2024)
bookshighway.blogspot.com/2026/02/colum-mccann.html

- I figli del buio (Il Saggiatore, 1998; Feltrinelli, 2023)
bookshighway.blogspot.com/2010/06/colum-mccann.html

- La legge del fiume (Il Saggiatore, 1999)
bookshighway.blogspot.com/2011/02/colum-mccann.html

- Lascia che il mondo giri (Questo bacio vada al mondo intero) (Rizzoli, 2010; Feltrinelli, 2022)
bookshighway.blogspot.com/2011/10/questo-bacio-vada-al-mondo-intero-e-il.html

- TransAtlantic (Rizzoli, 2014; Feltrinelli, 2021)
bookshighway.blogspot.com/2015/03/colum-mccann.html

- Twist (Feltrinelli, 2025)
bookshighway.blogspot.com/2026/01/colum-mccann.html