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BooksHighway   il rock'n'roll tra le parole
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Prove It (All Night)
C'era una volta a New York City

- a cura di Marco Denti -

Roman Kozak
(ed. italiana
a cura di Luca Frazzi)

Questa non è una discoteca
La storia del CBGB

[interno4 edizioni, pp. 256]

Nel mosaico di New York, l’origine e l’identità del Lower East Side hanno una rilevanza fondamentale nella generazione dello spirito del luogo che avvolge ed emana il CBGB. Il fotografo Bob Gruen lo raccontava così: “Il Lower East Side non era un campus fighetto della NYU, era un sordido quartiere ispanico che faceva paura, cazzo. Il solo arrivarci, al CBGB, era un traguardo. Avevi diritto a darti un tono perché eri riuscito a non farti aggredire. Era un posto pericoloso e si si sentiva dei sopravvissuti”. Da una sorta di ridotta nel quartiere, da cui non si può estrapolare, nasce l’incredibile epopea di un locale sporco e inospitale che ha segnato in modo indelebile la storia del rock’n’roll, un buco nero di energia che si tramanda a ondate ricorrenti nella storia e nel tempo ed è diventato una leggenda o, meglio ancora, come ha scritto Ira Robbins: “un concetto, un’etica di ribellione rumorosa e di espressione indipendente per tutte le età”.

Già nell’estate 1973 la città stava crollando e non solo in senso metaforico: venivano proprio giù i muri, come è successo al Mercer Arts Center che, a sua volta era stato uno snodo nevralgico del rock’n’roll e il nome New York Dolls dovrebbe bastare. Ricordava Willy DeVille: “Non succedeva davvero niente a New York dopo il crollo del Mercer Arts Center. Sembrava che la città fosse diventata così alla moda che nessuno potesse più suonare quel tipo di spettacoli stravaganti ed eccessivi”. Al 315 della famigerata Bowery invece l’intraprendente Hilly Kristal aveva trovato un luogo d’elezione, come raccontava a Steven Blush in New York Rock: “Era ai margini della civiltà. La gente della zona non aveva soldi e la Bowery era ancora la Bowery. Gran brutto posto. Al piano di sopra erano alloggiati tra i quattrocento e i cinquecento uomini, alcolisti usciti dalla galera o dagli istituti, il soffitto grondava, non si capiva se fosse vino o urina o acqua. Uno schifo”. Un altro testimone oculare, James Wolcott, è stato più dettagliato: “Il CBGB assomiglia a una specie di mattatoio in cui un secchio di ghiaccio viene posto davanti a un ventilatore per rinfrescare la stanza. Senza alcun risultato, ovviamente, e il caldo fa scivolare il sudore lungo la curva della schiena, sì, e il caldo crudele brucia via anche ogni senso di glamour”. L’idea di Hilly Kristal era quella di far suonare country & western e derivati, ma mentre si accingeva a dipingere l’insegna si sono presentati due allampanati ragazzi che gli chiesero se potevano provare a suonare, là dentro.

Secondo Patti Smith, Tom Verlaine e Richard Hell, allora insieme nei Television, “avevano scoperto il CBGB, il bar abbandonato e inutilizzato sulla Bowery, e il proprietario Hilly Kristal aveva permesso loro di costruire un piccolo palcoscenico”. I Television debuttano il 31 marzo 1974 e come riporta Clinton Heylin in From the Velvets to the Voidoids: A Pre-Punk History For the Post-Punk World, David Bowie dirà che erano la più originale delle band viste a New York. Quasi un passaggio di consegne, un riconoscimento fondamentale all’incombente futuro, poi su “un palco di tre metri e mezzo per tre metri e mezzo” succede tutto e arriverà una serie di rock’n’roll band che a guardarle bene avevano stili completamente diverse l’una dall’altra eppure erano in qualche modo associati. Secondo uno dei diretti protagonisti, Richard Lloyd, “c’è stato un tempo in cui eravamo un gruppo di sessanta persone, e da lì sono nati Television, Patti Smith, Talking Heads, Blondie, Ramones. E non è finita. Va avanti all’infinito”. La descrizione di Patti Smith è ancora più essenziale: “Il piccolo bar con il suo tavolo da biliardo e i bagni ricoperti di graffiti era ancora poco noto, un punto di riferimento per chi formava nuove band e sviluppava nuovo materiale. Nessuno documentava successi o fallimenti, e questo ha consentito ai nostri arrangiamenti di emergere in modo organico”. Funzionava così.

Ramones, 31 marzo 1977
(foto © Ebert Roberts/ interno4 edizioni)
Dead Boys, 24 aprile 1977
(foto © Ebert Roberts/ interno4 edizioni)

Si beveva solo birra in bottiglia perché nessuno si fidava di nulla, il menù di chili e hamburger era a proprio rischio e pericolo, e il locale, a parte l’impianto audio (sempre ottimo), era fatto di rottami e spazzatura. Le condizioni igieniche del CBGB sono rimaste molto precarie, ma con il tempo sono entrate a far parte dello spirito del luogo che attirava personalità come Lou Reed. Una volta, seduto al tavolo, disse al batterista dei Talking Heads, Chris Frantz: “Sono ancora un buon osservatore”. Era nel posto giusto.

Tutto nasce in modo casuale e spontaneo, ma va ricordato il ruolo antesignano di Andy Warhol nel concepire gli spazi e le idee attraverso minimalismo e l’arte del pop. Ricordava ancora Richard Hell a Legs McNeil: “Il CBGB era chiaramente il posto in cui stavano accadendo le cose più importanti, sin dalla prima volta in cui suonammo là. Eravamo davvero unici. Nessun’altra rock’n’roll band al mondo portava i capelli corti. Nessun’altra rock’n’roll band al mondo aveva i vestiti strappati”. Gli sviluppi sono repentini, così come li riporta Chris Frantz: “In alcune serate, il CBGB sulla Bowery era come un faro. Lo prendevo come il segno di grandi cosi a venire. In altre era un’oasi, un luogo dove potevo ristorarmi e ammirare tutte le nuove rockstar. Altre ancora era un riparo, un rifugio dalla dura realtà della vita a New York”. I Talking Heads erano parte di una nuova ondata ancora da decifrare con i Ramones in prima fila. Sul palco traballante del CBGB suonavano e litigavamo per diciassette minuti, un set alla velocità della luce che è stato la scintilla di una rivoluzione sonora, e non solo

Un’istantanea: Wendy Williams taglia una chitarra con una motosega nel corso dello show dei Plasmatics. Non è chiaro a cosa serva, ma il mondo resta a guardare.

La sensazione è quella che descriveva Wayne County: “Ha aggiunto una scintilla di magia alla città, che si stava sgretolando davanti ai nostri occhi”. L’energia aveva una fonte diretta e infinita, e non è ovvio quello che nota Roman Kozak: “Ciò che lo fece davvero funzionare fu la musica”. Significativo l’episodio di Hilly Kristal con i Suicide a cui disse: “Non so cosa sia, non lo capisco. Ma penso che voi abbiate davvero qualcosa di particolare”. I Suicide traslocarono armi e bagagli al Max’s Kansas City, ma quella era l’attitudine e il CBGB si è rivelato un crocevia tra il prima e il dopo per tante rock’n’roll band, compreso il Patti Smith Group che prese forma lì, con la residency a fine marzo del 1975, giusto un anno dopo i Television. La conferma di Lenny Kaye introduce a un livello successivo, l’arrivo dell’industria discografica: “Il CBGB divenne non solo un posto per venire a vedere noi, ma in un certo senso entrò nella coscienza di New York. A quel punto avevamo ottenuto un contratto discografico. Il fondatore di Arista Records Clive Davis venne a vederci lì, e questa cosa diede il via a tutto, non solo per il CBGB, ma anche per noi in qualche modo”.

Television, 26 febbraio 1977
(foto © Ebert Roberts/ interno4 edizioni)
Sting e i Police, 8 aprile 1979
(foto © Ebert Roberts/ interno4 edizioni)

Tutto è andato molto veloce e Roman Kozak fotografa così quel momento critico: “Se mai c’è stato un periodo pieno di potenziale al CBGB, è stato il 1976. Si stavano sviluppando un look, un sound e un’identità”. L’urgenza di esprimersi e di trovare uno spazio tra le macerie di New York stava mutando sotto le spinte dell’ ambizione e della competizione. La concorrenza tra i gruppi con gli altri locali, il Max’s Kansas City per primo, cominciava a farsi sentire. Diceva Marty Thau: “Tutti erano il più accomodanti possibile, purché il favore non fosse eccessivo. Fin dall’inizio era come in tutti gli ambienti rock: auguravi a tutti il meglio, ma non troppo, non più che a te stesso”. L’idea di Hilly Kristal di “street music” resta validissima, ma lo sviluppo tra il CBGB Theatre, il negozio di dischi, la galleria, il management dei Dead Boys, si è scontrato con un’industria discografica che ha dimensioni incontrollabili e la volontà di saccheggiare, più che di costruire. Il clima è cambiato in fretta e detto da uno che se ne intende, Willy DeVille: “Era come una scuola di vampiri”. I conti cominciarono a diventare pesanti, poi la linea diretta con Londra, qualcuno più furbo con abiti e trucchi, e tutto quello che è seguito, segnarono il destino del CBGB.

Con il tempo, la rivendicazione di Hilly Kristal pare più che legittima: “La new wave o il punk sarebbero esistiti se non ci fosse stato un CBGB? Probabilmente sì, ma sarebbe stato diverso, e le vite di molti sarebbero state un po’ più povere se non ci fossero stati il CBGB, i Television, i Talking Heads, i Ramones, i Blondie, Steve Forbert e, sì, anche i Plasmatics o gli Agnostic Front, e se non ci fosse stata una miriade di altri, noti o sconosciuti, con un contratto o senza, alla radio o su MTV o da nessuna parte, che hanno dovuto schivare gli ubriachi e la merda di cane per arrivare sul palco. Essere semplicemente un buon bar per musicisti, che aiuta i nuovi artisti, è abbastanza per il CBGB”.

Fedele alla sua sponteneità, Roman Kozak raccoglie tutte le voci del CBGB, senza particolari inflessioni letterarie o stilistiche, a partire proprio da Hilly Kristal: “Penso di aver vissuto al limite per troppi anni, costantemente in mezzo alle rapide, da un punto di vista economico e in altri modi. Ti logora. Ma quando senti una buona band, aiuta davvero. John Cale ha fatto una grande performance qui. È venuto e ha suonato due set no alle cinque del mattino. I Replacements sono stati meravigliosi. Con Patti Smith quasi ogni performance era fantastica perché amava esibirsi qui. Era speciale ogni volta. Succede così. Come fanno questi ragazzi a diventare così bravi?”. Vale anche per un altro protagonista, Handsome Dick Manitoba dei Dictators: “Il CBGB era un luogo familiare. Senza classe, sulla Bowery, ma le persone che ci lavoravano erano le stesse persone che lo frequentavamo. Era un rock’n’roll club, e sono davvero contento che ne siano uscite un sacco di leggende, perché non era un posto elegante o altro. Tutti potevano permettersi un drink lì”. Un piccolo angolo diverso dal resto della città, come lo raccontava Legs McNeil: “Nel 1975, la cosa fantastica era che New York era al verde. Nessuno voleva vivere qui, quindi non c’erano yuppie e gente del genere. E non c’erano così tanti posti dove andare. C’erano il CBGB, il Max’s e più tardi il Mudd Club. Entravi al CBGB e c’erano trecento persone, e ne conoscevi duecento”. La differenza l’ha notata anche David Byrne: “L’atmosfera la creavano le persone”. Questo è l’unico segreto, e non solo per il CBGB.

La recensione dal blog di BooksHighway
bookshighway.blogspot.com/2025/11/roman-kozak.html