Erano passati otto anni da quando, per la prima volta,
vidi Suzanne Vega esibirsi all’Ancienne Belgique.
Devo dire che la sensazione è sempre la stessa che si
avrebbe entrando in una sorta di macchina del tempo in
grado di farti rivivere, in poco meno di due ore, le tante
emozioni che quest’artista newyorkese ci ha regalato nell’arco
della sua ormai quarantennale carriera. Emozioni che solo
chi ama la musica può capire. Nel bellissimo teatro BOZAR,
nel quale sono entrato per la prima volta, sale sul palco
inizialmente accompagnata dal solo Gerry Leonard, alla
chitarra elettrica.
La scaletta è idealmente strutturata in quattro parti,
con un inizio tutto dedicato a brani pescati dai primi
album, a cominciare dalla sempreverde Marlene
On The Wall, che ebbe il merito di regalarle
il primo successo in assoluto. Fra le varie perle, snocciolate
magicamente una dietro l’altra, non posso fare a meno
di evidenziare Gypsy,
che forse resterà per sempre la mia preferita del suo
repertorio. A distanza di tanto tempo fa quasi tenerezza
scoprire che si tratta di un brano dedicato ad un brevissimo
flirt estivo giovanile, descritto con dovizia di particolari
da Suzanne prima della sua esecuzione.
La parte centrale è dedicata al recentissimo album Flying
With Angels che, come ho avuto modo di raccontare
proprio su Roots Highway, mi ha colpito non solo per la
bellezza di alcuni episodi, ma soprattutto per la voglia
della cantautrice di uscire dalla sua comfort zone marcatamente
folk. A rendere l’atmosfera a tratti più sognante, ma
in altri momenti più dark, ci pensa l’arrivo sul palco
della violoncellista Stephanie Winters, alla quale va
dato il merito di aver reso i vari brani più vicini alla
versione del disco. Simpatica la back story di Chambermaid,
nata a quanto pare da un’idea della Vega mentre faceva,
per l’appunto, le pulizie a casa propria. La sua fantasia
l’ha portata a immaginare di essere la cameriera di Bob
Dylan e a fantasticare sulla situazione “rubando”, tra
l’altro, un verso intero nonché la melodia di base ad
I Want You (da Blonde on Blonde).
La terza parte è un copia incolla della set list del
concerto sopra citato (fatta eccezione per la nuova Alley)
con Left Of Center - estratta dal suo primo best
of Tried and True - Never Wear White (ormai
un suo nuovo classico), la splendida Some Journey seguita
dalle immancabili Luka e Tom’s Diner, in
chiusura. Fra gli Encore spicca, infine, la cover di Lou
Reed, Walk On A Wild Side, che mantiene il mood
agrodolce dell’originale, e la nuova Galway, che
ha il pregio di trasportare idealmente l’ascoltatore in
un viaggio musicale in Irlanda e degna delle migliori
storyteller.
La standing ovation del teatro è la dimostrazione che
Suzanne Vega non solo non ha perso un grammo del
suo fascino, ma ha saputo continuare a scrivere nuove
canzoni in grado ancora di lasciare il segno, unendole
dal vivo ai suoi cavalli di battaglia con i quali, potete
giurarci, andrà sempre sul velluto.
La set list
1. Marlene On The Wall
2. 99.9 F
3. Caramel
4. Small Blue Thing
5. Gipsy
6. The Queen and the Soldier
7. Flying with Angels
8. Speaker corner
9. Chambermaid
10. Left of center
11. Alley
12. I Never Wear White
13. Some Journey
14. Luka
15. Tom’s Diner
Encore
16. Walk on a Wild Side
17. Love Thief
18. Tombstone