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The Del Fuegos
Live in Chiari (BS), Istituto San Bernardino 12/06/2026

(foto: © Nicola Gervasini)

- a cura di Fabio Cerbone -

Comprai una copia di Boston, Mass. dei Del Fuegos, l’album totem della resistenza roots rock anni Ottanta, durante un'edizione di Vinilmania, la famosa fiera milanese di Novegro, sul calare degli anni Novanta. Relegato in una di quelle ceste che i rivenditori collocavano, quasi vergognandosene, sotto i loro banchetti, costringendoti a chinarti sulle ginocchia tra la polvere... Non andavano più tanto di moda i Del Fuegos, e non era ancora tempo di reunion e nostalgie rock. La copia era un "forato" promozionale, mi ricordo ancora più o meno la cifra, giurerei 15.000 e non una lira di più (l’euro era all’orizzonte, i prezzi da gioielleria del vinile non ancora).

Non li avevo vissuti in diretta i Del Fuegos, come avrei potuto: per questioni anagrafiche, quando incominciai a sfogliare avidamente riviste e inseguire storie di rock'n'roll, loro erano già stati messi in soffitta, un’avventura chiusa. Potevo solo leggere vecchie cronache e magari sentire i racconti tramandati da qualche amico che li aveva intercettati nei loro anni di gloria. Mai mi sarei immaginato quindi di riuscire ad assistere a un loro concerto nel 2026, sul palco del ricco festival estivo organizzato da una sempre agguerrita ADMR di Chiari, Brescia.

Quarant'anni sono un’infinità e i fratelli Zanes, nel frattempo, si sono inventati altre carriere, dalla narrativa alle canzoni per le famiglie. E sì, la voce di Dan Zanes, dico proprio quella che usciva dai solchi di Boston, Mass., se n'è andata da qualche parte e probabilmente non tornerà più, ma in compenso sfoggia senza colpo ferire una chioma di improbabili capelli blu elettrico e molta empatia con il pubblico italiano, mentre Warren ha ancora un ciuffo fluente, un look da gangster del rock’n’roll e una chitarra sempre affilata, anche se la sua carriera di scrittore (Delive Me From Nowhere, ne avete sentito parlare?) sicuramente gli dà molte più soddisfazioni economiche.

Completata la line up originale con il basso di Tom Lloyd, uno stantuffo dal cuore r&b, e aggiunti i nuovi arrivati Colin Brooks alla batteria e Claudia Eliaza (moglie di Dan) ai cori e tastiere, la band suona comunque stringata e groovy come si conviene al loro stile, magari oggi con assai meno irruenza garagista giovanile e più sfumature soul (alle quali contribuisce molto la voce di Claudia), come confermano le cover del classico di Harold Melvin If You Don't Know Me by Now (sì, proprio quella che poi i Simply Red…) e I'm Your Puppet della coppia delle meraviglie del southern soul Dan Penn/ Spoon Oldham. Nostalgie di un tempo che non tornerà a parte, stanno in piedi con grande dignità questi Del Fuegos riformati in occasione del loro primo tour europeo da quattro decenni, e sembrano perseguire un obiettivo semplice, ma niente affatto facile, sapete: divertire, trascinare, intrattenere. E non dovendo chiedere il conto a nessuno, si permettono pure di "provocare" con una Take It to the Limit degli Eagles nei bis finali (l'avessero fatta nel 1985 chissà cosa sarebbe successo, forse arrivava Drugo Lebowski in persona a inscenare un sit-in di protesta).

(foto: © Paolo Baiotti)

Una party band resta fedele alla linea, e allora con i Del Fuegos del 2026 si balla, si salta (e presto le sedie collocate sotto la struttura all’aperto dell’Istituto San Bernardino vanno a farsi benedire… Forse dagli stessi padri salesiani titolari della struttura, chi lo sa), e ci si attiene al copione del rock'n'roll più urbano e blue collar della East Coast. A contribuire al clima "operaio" e soulful, preparando il terreno per il gruppo dei fratelli Zanes, ci pensano anche Edward Abbiati & The Rattling Chains, banda arricchita da una piccola sezione fiati (sax e trombone) e dalla chitarra deluxe di Maurizio 'Gnola' Glielmo, offrendo un set serrato, elettrico e instradato sulle frequenze del migliore "Jersey sound", come ampiamente dimostrato dal loro recente live album. Gli stessi Del Fuegos pare abbiano apprezzato (altrettanto l'apertura affidata ai Southlands, purtroppo mancata per questioni logistiche dal sottoscritto) questo contributo tutto italiano alla festa di giugno del Chiari Music Festival, tutta protesa ad accogliere il "comeback" tanto atteso.

Boston, Mass.
, si diceva, e puntaulmente i Del Fuegos lo saccheggiano in lungo e in largo. Non poteva essere altrimenti, perché rimane il pezzo più amato (e pregiato) del catalogo: Hand In Hand e It's Alright hanno conservato un tiro micidiale, nonostante non siano in grado di sfoderare la rabbia giovane di una volta; Don't Run Wild è già pronta per il coro da stadio del pubblico, Night On The Town resta la “ballata rock” da luci al neon, perfetta ancora oggi, e I Still Want You e Coupe DeVille ricamano con un romanticimo soul che sarebbe piaciuto a Willy DeVille. Naturalmente c’è spazio anche per l’esordio di The Longest Day, le cui tracce migliori, sebbene ripulite di quella grezza patina garage rock degli esordi, tengono ancora botta (nel caso rivolgersi a Nervous And Shakey) e qualcosa è spuntato persino dal controverso Stand Up. Per Smoking in the Fields invece, l'album più Stones-dipendente e acceso dalla febbre r&b della loro discografia, sarà per un'altra volta: d'altronde, Warren Zanes all'epoca aveva già sbattuto la porta, lasciando il fratello Dan a tenere in piedi la baracca per un ultimo giro, e dunque perché mai avrebbe dovuto accettare di suonare quei pezzi dal vivo?

Riunioni di famiglia e amarcord musicali assortiti sono ormai all’ordine del giorno, ma andrebbero forse calibrati in rapporto alla storia di ciascuna singola rock’n’roll band. I Del Fuegos ritrovati sul palco di Chiari Music Festival non hanno da vendere un marchio e men che meno devono “capitalizzare”: hanno sempre giocato in un’altra serie, quella dei rinnegati e degli outsider, in quegli anni Ottanta dove salvarsi la pelle dalla plastica pop imperante era già una dichiarazione di appartenenza. E allora i fratelli Zanes, e in questi anni prima di loro Blasters, Dream Syndicate, Green on Red, Long Ryders, Los Lobos, tutti più o meno tornati (o rimasti) sulla strada, hanno ribadito che si può sopravvivere, persino prosperare e spuntare un giorno a riprendersi quello che gli spetta: l'affetto di quel pubblico per cui un disco, in un preciso momento della sua vita, ha assunto un significato centrale. Non è forse la cosa più importante?