|
[Home] | ||
|
Acquista
(#pubblicità)
|
Condividi
|
|
Let
The Good Times Roll - a cura di Marco Denti -
A come Alafair, figlia adottiva di Dave Robicheaux, salvata da un massacro in Centroamerica e dall’inabissamento dell’aereo su cui fuggiva. Scrittrice, ha molto in comune con Alafair Burke, figlia di James Lee Burke. B come bayou, il fondale di tutte (o quasi) le storie di Robicheaux: un paesaggio indefinito e sospeso tra terra e acqua, realtà e mistero in cui è facile perdersi. C come Clete Purcel: socio, amico, compagno d’armi, la parte più irruente e sregolata della temibile coppia dei Bobbsey Twins. Apparso come un perfetto comprimario, si è allargato fino a diventare protagonista sullo stesso piano di Dave Robicheaux, e se lo merita tutto. D come Deepwater Horizon, uno dei più grandi disastri ecologici nel Golfo e nella storia dell’America e James Lee Burke non lo dimentica. Tra l’altro il padre di Dave Robicheaux muore in circostanze analoghe, un secolo prima, ma vale la pena di ricordarlo. E come Elvis, Bob Seger, Nils Lofgren: il rock’n’roll è onnipresente a tutti i livelli e per tanti e diversi motivi, non ultimo il fatto che James Lee Burke è uno dei nostri. F come Faulkner, Sant’Agostino, Shakespeare: le letture di Dave Robicheaux riflettono quelle di James Lee Burke alla ricerca di un tempo perduto tra il passato che incalza, un presente enigmatico e il futuro già indecifrabile. G come Gesù dell’uragano. Pur condividendone le atmosfere e i territori, i racconti di James Lee Burke deviano dalla corrente principale di Robicheaux, ma mantengono la stessa qualità, a tratti persino di più. H come Helen Soileau, prima detective a New Orleans poi sceriffo di New Iberia: un personaggio cresciuto di volta in volta e ormai una componente indispensabile a guidare gli istinti di Dave Robicheaux. I come incubi, sogni e apparizioni che nella “nebbia elettrica” sono spesso rivelatori. In quel contesto evanescente Clete dialoga con Giovanna D’Arco e Dave Robicheaux con una lunga teoria di spiriti inquieti che vanno dai commilitoni del Vietnam fino alle anime degli schiavi che vagano ancora nelle paludi. J come Jolie Blon: il classico cajun
è una canzone ricorrente nelle giornate di Robicheaux e, come se non
bastasse, James Lee Burke gli ha dedicato un intero romanzo, o forse
due o tre. L come Louisiana dove la bellezza della musica, del cibo, della joie de vivre convive (e più spesso, muore) con il degrado, l’avidità, la violenza e, più di tutto, la corruzione. M come Montana: uno dei rari casi in cui Clete e Streak sono in trasferta. Per una volta, in Il prezzo della vergogna, le coordinate sono ben diverse, ma il risultato non cambia, anzi. N come New Orleans e New Iberia: sono le estremità cittadine delle giurisdizioni attraversate da Robicheaux, ma è in mezzo che c’è l’azione. O come orizzonti e perturbazioni, determinanti nelle storie di James Lee Burke che si identifica nelle coloriture dei tramonti, nei riverberi dell’oceano, nei filamenti della foschia, nelle intemperanze del clima. La cultura si vede anche da qui. Soprattutto da qui. P come po’ boy, dirty dice, ostriche fritte, gumbo, café au lait e altre prelibatezze assortite: i menù sono gustosi e variopinti e Clete Purcel (nessuno più di lui) e Dave Robicheaux non si fanno mancare niente. Bon appétit. Q come Quartiere francese, sinonimo di un tempo che riemerge come una variabile incontrollabile, gonfia di segreti, bugie e ambiguità senza soluzione. Basta sbagliare marciapiede, e ci si ritrova in un altro mondo. R come Robicheaux alias Streak: con il passare degli anni, i suoi demoni sembrano ingigantirsi, ma più crescono, come ombre nella notte, e più la sua bussola morale pare tanto salda quanto necessaria. Per il resto, c’è Clete Purcel. S come Shitsville, sinonimo di Vietnam, la guerra. Streak e Purcel sono reduci, come molti altri, e gli spettri di quegli anni tornano a cadenza regolare, a partire dalla figura che anima L’angelo in fiamme. T come Two For Texas, una delle digressioni di James Lee Burke dalla saga principale di Robicheaux. Da riscoprire. U come Un mondo di bellezza e orrore: più ci si inoltra nel ginepraio di Robicheaux e più le sue asperità si fanno sentire, anche se alla fin fine l’unica legge rimane questa: “Tutti commettono errori. Tutti hanno una storia. Tutti possono raccontarne una”. V come voodoo e altre visioni, creature né vive né morte e ghoul evanescenti: la Louisiana sembra il proscenio adatto perché la realtà sfumi in dimensioni parallele, dove tutto è plausibile, e bisogna adeguarsi. W come whiskey, birra e altro alcol distinguono Clete da Streak. Il primo non può farne a meno, il secondo deve evitarli se non vuole finire (ancora) vittima dei suoi stessi blackout. Un bel dilemma, mai risolto. X come xenofobia: Ku Klux Klan, White League, suprematismo e altre entità sadiche e mafiose sono tutte deformazioni razziste, utili alla schiavitù, allo sfruttamento e alla repressione. Dietro i nemici giurati di Streak e Clete in un modo o nell’altro ci sono sempre loro. Y come yodel, lo stile per cui è rinomato Jimmie Rodgers: lo potete sentire spesso, ma molto di più in Un mondo di bellezza e orrore. Z come zanzare, sanguisughe, gatti, procioni,
serpenti mocassini, aironi e altri esseri che popolano le storie di
James Lee Burke, la cui bellezza spesso oscura gli orrori perpetrati
dal genere umano.
|
info@rootshighway.it
<Credits>