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Dall’Inghilterra a Pavia, inseguendo una passione per il rock’n’roll
e gli alti e bassi che l’esperienza di una band “sulla strada” può offrire,
Edward Abbiati si è ritagliato uno spazio significativo, non
soltanto sulla scena di casa nostra. Dall’avventura con i Lowlands alla
carriera solista, dalle collaborazioni internazionali (l’album con Chris
Cacavas, Me and the Devil) ai progetti condivisi con anime affini
(Beautiful, at Night insieme a
Stiv Cantarelli), la sua dedizione alla causa è sempre stata fuori discussione,
così come la capacità di trasferire nella sua musica quel mix di romanticismo
e sentimenti che fanno parte di una certa di idea di rock’n’roll, quello
più generoso e periferico, che cerca una connessione con il suo stesso
pubblico, sapendo di giocare una partita da outsider.
Le ragioni di un album dal vivo come questo Live at Nidaba,
che coglie un intero set di Abbiati accompagnato dai Rattling Chains
nell’omonimo piccolo club milanese situato sui Navigli, nascono probabilmente
da questo senso di appartenenza a un viaggio comune di passioni, dove
condividere le miglia percorse, i luoghi attraversati, i sogni più o
meno realizzati, le canzoni interpretate fra corde rotte e amplificatori
che all’improvviso ti abbandonano. È accaduto proprio questo durante
il primo brano in scaletta, Three Chords & the Truth, l’unico
brano che ha richiesto un intervento di post-produzione, ci tiene a
sottlineare Edward Abbiati stesso, che altrimenti offre se stesso, la
sua musica e quella dei Rattling Chains senza finzioni e salvagenti,
così come è sbucata una notte a Milano.
Live at Nidaba funziona anche come riassunto fedele della storia
artistica fin qui percorsa: dodici brani nell’edizione digitale (otto
per le due facciate del vinile, che offre però nella confezione anche
il bonus cd con l’intero set) che toccano un po’ tutte le tappe, dai
Lowlands di In the End e Love Etc. alle citate collaborazioni
con Cacavas (l’r&b psichedelico di una “doorsiana” Oh Baby Please)
e Cantarelli (la ruvida pasta roots rock di Never Gave Up), fino
naturalmente agli episodi più significativi di To
the Light e Beat the Night,
album solisti che per Abbiati hanno significato anche un passaggio di
maturazione e catarsi dopo la malattia e la chiusura della precedente
vicenda artistica con i Lowlands.
L’atmosfera del live club milanese, stretta negli spazi, accogliente
per le dinamiche di un pubblico di affezionati, è l’ideale contorno
alle intenzioni di Abbiati con i Rattling Chains, dove brilla costantemente
la sei corde solista di Maurizio Gnola, uno show prima di tutto
dedicato a se stessi, e si sente nel trasporto dell’esibizione, dalla
liberazione di Just About Now (ospite alla seconda voce Francis
Carnelli) all’intimità di I Got Hurt, che grazie anche alla presenza
della piccola sezione fiati (Fausto Oldani, sax e Daniele Zanenga, trombone)
esalta quel cuore "celtic soul" che spesso traspare dalla
scrittura musicale di Edward Abbiati, tra una To the Light che
ha la brillantezza del più classico rock da strada maestra, una Look
at Me dalla tensione dark che non può non rimandare agli anni migliori
del Paisley Underground e il finale esemplare di Nothing Left to
Say.
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