I segnali di cambio di rotta erano già evidenti nell’album
Breejo del
2022, ma la trasformazione di un armonicista blues come
Marco Simoncelli in un cantautore di stampo classico
è in questo nuovo Prima di morire ancora
più evidente. Non che la passione per l’armonica e la musica
del diavolo sia passata, ma è chiaro che Simoncelli abbia
voluto portare la sua scrittura su territori lontani dalle
12 battute. Anche perché nel frattempo ha affinato una vis
polemica su temi sociali che cercavano uno sfogo più adatto,
come ben descrive la jazzata Di amore e di politica,
che funge un po’ da sintesi del tema portante dell’album
(“Canzoni per la storia di un amore, Di quelli che non durano
in eterno, Canzoni per parlare male del Governo, Oppure
scrivere del mondo che vorrei”). Ma l’iniziale Il
Circo, impietosa descrizione del mondo moderno
senza troppi peli sulla lingua (“Ci tengono distratti col
circo e con la fica”), fa capire subito che ci sarà rabbia
e amaro sarcasmo da sfogare in tutte le canzoni. E anche
musicalmente le tastiere di Joseph Nowell, principale collaboratore
dell’album, fanno capire che si spazierà spesso e volentieri
in altri mondi musicali, come pare chiaro dal quasi reggae
Ma non mi dire, “anti-war song” intrisa di disperazione.
Nel booklet ce lo presentano i giornalisti musicali Aldo
Pedron e Fabio Villa, ma si segnala anche l’accorato apprezzamento
scritto da Iva Zanicchi, che in particolare apprezza Fra
Martino (anche questa invettiva contro i social, con
punta di nostalgia verso il modo di comunicare più umano
del passato) e l’omaggio a Lucio Dalla di ll
cantautore Lucio (bella piano song con gioco
di archi e un testo che gioca a citare i versi di Disperato,
Erotico Stomp). Una influenza evidente quella di Dalla,
quanto magari quella di artisti meno inquadrabili come Alberto
Fortis (la divertente Pollo al berbecue sarebbe nelle
sue corde) o Sergio Caputo (Carolina, canzone sull’”estetica
del social” infarcita di fiati e sapori soul, gli piacerebbe
parecchio).
Altrove Simoncelli offre numeri da scafato chansonnier come
Natale triste (preghiera laica ai “Masters of War”
odierni), e chiude il tutto una Come sarebbe bello,
in cui torna con anche una certa feroce disillusione (ma
anche una ironia quasi da stand-up comedian) nel parlare
della propria vita privata. Prima di morire
è una sorta di concept album sui cinquantenni di oggi e
le loro difficoltà ad accettare i cambiamenti epocali della
storia e i ritmi e le modalità della comunicazione dei giorni
nostri (“Dimmi, che cosa te ne fai di tutta quella poesia?
Quando alla radio si trasmette solo porcheria!”), un disco
che si schiera apertamente pur restando una ben prodotta
fotografia del presente ad uso di tutti.