Prosegue con intatta forza poetica il percorso intrapreso
ormai da due decadi da Rupert Wates, cantautore londinese da tempo
stabilitosi a New York senza però cambiare il suo stile imperniato su
un cristallino folk contemporaneo e prettamente acustico, in cui spicca
uno straordinario talento chitarristico, un delizioso approccio melodico
e una voce perfettamente incastonata in brani che sgorgano puri da una
vena che da tempo si è fissata su livelli notevolissimi.
Con questo Father To The Man sono quattordici i dischi incisi
da Rupert Wates e soprattutto negli ultimi anni, dal bellissimo Lamentations
del 2020, ha raggiunto una maturità artistica piena e solida che ci ha
regalato un lirismo di grande qualità, specialmente con i seguenti For
The People del 2022 e Elegies del
2023, anno durante il quale ha aggiunto un album interamente strumentale
che ha sottolineato il suo talento di picker, chiaramente evidente anche
negli altri lavori. Father To The Man, inciso in soli due giorni
negli storici studi Sound Emporium di Nashville nel febbraio di quest’anno,
non cambia di una virgola la bellezza della sua musica, ma aggiunge un
ulteriore coinvolgimento emotivo nelle tematiche, largamente ispirate
al figlio Gabriel di quattro anni, che ha spinto Rupert Wates ad affrontare
i temi della paternità con una profonda vena filosofica che rende queste
dodici canzoni (divise equamente in due parti, simili musicalmente ma
con la differenziazione tra ‘The Child’ e ‘The Man’) intime ed accorate.
Come per i precedenti, siamo legati alla più pura e classica canzone d’autore
britannica, inevitabilmente ispirata a musicisti come Nick Drake, Ralph
McTell, Allan Taylor, Martin Simpson, il Richard Thompson acustico e il
primo John Martyn, con soluzioni melodiche che uniscono folk e blues in
maniera personale e sagace. Il modo in cui Rupert Wates si destreggia
tra le note, affronta le scale musicali e le adatta alle proprie esigenze
è godibilissimo e decisamente scorrevole e, cosa non scontata, pur essendo
un disco praticamente di sola chitarra (ospite saltuario è il solo bassista
Dave Pomeroy, esperto sideman di Nashville) non ci si annoia in nessun
momento. Le melodie quindi scorrono con estrema naturalezza dalla introduttiva
(Like A) Songbird In The Spring al congedo affidato a When
The Song Is Sung, con brani la cui struttura spesso si ispira alla
tradizione folk e ogni tanto si avvicina a temi vicini al blues come ad
esempio in Them Bones.
Father To The Man non fa che rimarcare un chitarrismo purissimo
come calore e tecnica, tecnica le cui note non risultano mai superflue
o artificiose, ma che confermano Rupert Wates uno dei grandi della scena
folk. Sperabilmente in futuro più apprezzato di quello che è ora.