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Rupert Wates
Father to the Man
[Rupert Wates 2025]

Sulla rete: rupertwates.bandcamp.com

File Under: folk picker


di Remo Ricaldone (12/05/2025)

Prosegue con intatta forza poetica il percorso intrapreso ormai da due decadi da Rupert Wates, cantautore londinese da tempo stabilitosi a New York senza però cambiare il suo stile imperniato su un cristallino folk contemporaneo e prettamente acustico, in cui spicca uno straordinario talento chitarristico, un delizioso approccio melodico e una voce perfettamente incastonata in brani che sgorgano puri da una vena che da tempo si è fissata su livelli notevolissimi.

Con questo Father To The Man sono quattordici i dischi incisi da Rupert Wates e soprattutto negli ultimi anni, dal bellissimo Lamentations del 2020, ha raggiunto una maturità artistica piena e solida che ci ha regalato un lirismo di grande qualità, specialmente con i seguenti For The People del 2022 e Elegies del 2023, anno durante il quale ha aggiunto un album interamente strumentale che ha sottolineato il suo talento di picker, chiaramente evidente anche negli altri lavori. Father To The Man, inciso in soli due giorni negli storici studi Sound Emporium di Nashville nel febbraio di quest’anno, non cambia di una virgola la bellezza della sua musica, ma aggiunge un ulteriore coinvolgimento emotivo nelle tematiche, largamente ispirate al figlio Gabriel di quattro anni, che ha spinto Rupert Wates ad affrontare i temi della paternità con una profonda vena filosofica che rende queste dodici canzoni (divise equamente in due parti, simili musicalmente ma con la differenziazione tra ‘The Child’ e ‘The Man’) intime ed accorate.

Come per i precedenti, siamo legati alla più pura e classica canzone d’autore britannica, inevitabilmente ispirata a musicisti come Nick Drake, Ralph McTell, Allan Taylor, Martin Simpson, il Richard Thompson acustico e il primo John Martyn, con soluzioni melodiche che uniscono folk e blues in maniera personale e sagace. Il modo in cui Rupert Wates si destreggia tra le note, affronta le scale musicali e le adatta alle proprie esigenze è godibilissimo e decisamente scorrevole e, cosa non scontata, pur essendo un disco praticamente di sola chitarra (ospite saltuario è il solo bassista Dave Pomeroy, esperto sideman di Nashville) non ci si annoia in nessun momento. Le melodie quindi scorrono con estrema naturalezza dalla introduttiva (Like A) Songbird In The Spring al congedo affidato a When The Song Is Sung, con brani la cui struttura spesso si ispira alla tradizione folk e ogni tanto si avvicina a temi vicini al blues come ad esempio in Them Bones.

Father To The Man non fa che rimarcare un chitarrismo purissimo come calore e tecnica, tecnica le cui note non risultano mai superflue o artificiose, ma che confermano Rupert Wates uno dei grandi della scena folk. Sperabilmente in futuro più apprezzato di quello che è ora.



<Credits>