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The Black Crowes
A Pound of Feathers
[Silver Arrow 2026]

Sulla rete: theblackcrowes.com

File Under: rockin' blood brothers


di Pie Cantoni (16/03/2026)

I fratelli Robinson sono quanto di meglio possiamo trovare oggi in giro nel rock'n'roll. Facile affermare una cosa del genere a poche settimane da un festival dove la musica italiota ha mostrato tutto il suo lato più trash (non che la musica estera stia meglio, intendiamoci). La questione è che i Black Crowes non seguono nessuna logica di mercato, cosa rara di questi tempi, oltre al fatto che sono oggettivamente una delle più pure rock band rimaste sulle scene.

Pronti a prendere rischi, pronti a spingere i propri limiti verso territori sconosciuti. Duri e puri, rocker come agli inizi di carriera, i due fratelli Robinson proseguono la scia fortunata di questa ritrovata intesa, dopo il celebrato Happiness Bastards, che li ha riportati alla ribalta e li ha fatti girare sui palchi di mezzo mondo. Il periodo di grazia li ha visti anche nominati nel 2025 per la 'Rock & Roll Hall of Fame', premio non vinto ma siamo certi che prima o poi toccherà anche a loro. A Pound of Feathers esce quindi in questo mese di marzo tramite la personale etichetta Silver Arrow Records ed è stato prodotto da Jay Joyce: il disco rappresenta il solito calderone incandescente di rock, blues e soul con un pizzico in più di psichedelia che non guasta.

C’è sicuramente un richiamo agli esordi, ma ci sono anche rimandi ad album più sperimentali e meno immediati, come Lions e Three Snakes and One Charm. Il primo singolo che ha anticipato l’uscita del disco è Profane Prophecy, che prende il testimone del precedente disco e lo porta avanti con l’irruenza degli Stones post-Brian Jones e la carica rock che solo i due fratelli Robinson, quando sono in buona forma, sanno dare. Il successivo Cruel Streak vede la combinazione sempre fortunata tra la voce di Chris, in stato di grazia, e le chitarre di Rich, grande riff-maker come pochi altri nella storia della musica rock. Il secondo singolo del disco è Pharmacy Chronicles, che vede i Black Crowes cimentarsi in quanto di meglio sanno fare: una ballad senza tempo che, sebbene difficilmente sostituirà Wiser Time nella top ten dei fan, sicuramente saprà emozionare dal vivo. Le vibrazioni sono quelle dei migliori Jagger/Richards dei tempi che furono, fra chitarre acustiche, slide lancinanti e pianoforte a fare da contraltare alla voce di Chris Robinson.

Do The Parasite! riporta il disco su sentieri più spinti, con la batteria martellante e le chitarre distorte a reggere il pezzo. Poi i Black Crowes ci regalano un uno-due di gran classe, nel loro stile: High And Lonesome e la successiva Queen of the B-Sides sono due brani in cui il motore rallenta ed emerge tutta la classe della scrittura dei fratelli Robinson. Il fatto che questo disco spinga proprio sull’istinto ancestrale del ritmo è evidenziato anche dall’attacco sia di It’s Like That, sia di Blood Red Regrets, che iniziano con una batteria tirata (il terzo membro Cully Symington) che traccia la strada ai due brani, veloci, distorti e potenti.

Se You Call This A Good Time ha il piglio quasi hard che ci aspetteremmo dagli ACDC, Eros Blues invece inizia in punta di piedi e ha un mood soul, salvo poi cambiare pelle più volte... Forse il brano più particolare del disco e sicuramente una delle highlight. La conclusione di Doomsday Doggerel è anch'esso un pezzo atipico, strano e sorprendente soprattutto perchè posto in chiusura, dissonante, distorto, dilatato, psichedelico. Se i Black Crowes volevano conquistarci, questo brano è la ciliegina sulla torta.

Alla fine, A Pound of Feathers si dimostra un disco più lungamente maturato e pensato del precedente Happiness Bastards, nato invece sulla strada e sulla scia della fortunata reunion. Meno diretto, senz'altro meno immediato, ma più godibile nel lungo periodo. E speriamo che questo stato di grazia prosegua perché i fratelli Robinson, nonostante i loro ben noti dissidi familiari, noi li preferiamo decisamente quando vanno d’accordo.




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