Sugar Brown
It's A Blues World...Calling All Blues!
[Sugar Brown 2018]

sugarbrownmusic.com

File Under: canadian blues

di Paolo Baiotti (14/09/2018)

La storia di Sugar Brown non è quella tipica di un artista di blues. Il suo nome è Ken Kawashima, nato nel '72 in Ohio da un padre giapponese e da una madre coreana, emigrati negli Stati Uniti a metà degli anni sessanta, cresciuto a Bowling Green, trasferitosi a Chicago per frequentare gli studi universitari. Se nell'adolescenza si appassiona alla musica di John Hammond, come a Bob Dylan, ai Grateful Dead e a Tom Waits, a Chicago diventa un assiduo frequentatore dei club locali, conosce bluesmen come Tail Dragger, Johnny Burgin, Willie "Big Eyes" Smith e Big Wheeler e partecipa ad alcune sessions come armonicista. Dopo la laurea in storia alla New York University si trasferisce a Toronto, dove insegna presso la locale università, ma la passione per la musica non lo abbandona e si concretizza in modo più professionale con l'esordio Sad Day nel 2014, seguito l'anno dopo da Poor Lazarus, che mischia Chicago e Texas Blues con influenze delle colline del Mississippi (R.L Burnside).

Per It's a Blues World, terzo album in studio, Sugar Brown ha richiamato il vecchio amico Rockin' Johnny Burgin, chitarrista di Chicago con il quale aveva suonato ai tempi del college e che gli aveva presentato Tail Dragger (James Jancey Jones), veterano della scena locale che lo aveva assunto nella sua band, La-Z Boyz, come armonicista. Burgin ha inciso sette album solisti ed ha collaborato con molti bluesmen, prima di trasferirsi in California nel 2016. Chitarrista allo stesso tempo ruvido e sensibile, lontano dalle esibizioni di sterile tecnicismo, offre un apporto importante alla riuscita del disco, come la sezione ritmica formata da Michelle Josef (batteria) e Russ Boswell (basso). Registrato a Toronto con strumenti analogici e mixato da Peter J. Moore (Cowboy Junkies, Bob Dylan), questo disco sembra il più vario e maturo dell'artista, miscelando il classico Chicago blues con quello acustico del Delta, inserendo influenze rockabilly, rock and roll e jazz.

Sugar Brown riconosce che i brani, tutti originali, traggono ispirazioni dal passato: l'acustica Hard To Love è debitrice di Floyd Council e di George McCoy, marito di Memphis Minnie, il blues sporco di Lousy Dime contiene evidenti tracce waitsiane (con un plauso al violino di Minnie Heart), l'iniziale Hummingbird incrocia John Lee Hooker e Frankie Lee Sims (cugino di Lightnin' Hopkins) tra blues e rock and roll con un incisivo sax baritono, Tide Blues è un rustico brano acustico alla Big Bill Broonzy con il piano barrelhouse di Julian Fauth, Love Me Twice denota la passione per Bob Dylan, con un assolo tagliente di Burgin appena distorto. Tuttavia la voce di Sugar, capace di variare intonazione e profondità al servizio delle canzoni, rende le esecuzioni personali, mentre la varietà del materiale contribuisce al giudizio positivo di un disco brioso, che scorre velocemente passando dal jump blues di Dew On The Grass alla swingata Sure As The Stars, dallo slow It's A Blues World che mi ha ricordato i primi Animals di Eric Burdon alla notturna e cavernosa What I Know.


    


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