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Chris Cain
Raisin' Cain
[Alligator/ IRD 2021]

Sulla rete: chriscainmusic.com

File Under: blues and soul from California


di Paolo Baiotti (07/12/2021)

A 66 anni e con una quindicina di album alle spalle, Chris Cain è una solida presenza sulla scena blues e soul americana. Nato a San Jose in California, cresciuto ammirando B.B. King e Albert King, Ray Charles e Wes Montgomery, ha esordito da solista nell’87, quindi non giovanissimo, con Late Night City Blues per la Blue Rock-It, la label di Patrick Ford, fratello di Robben e leader della Ford Blues Band, con la quale Chris ha suonato sia in studio che dal vivo. Una partenza di notevole rilievo che gli ha permesso di ottenere quattro nominations per i W.C. Handy Awards, di aprire per Albert King e Albert Collins e di suonare anche in Europa. In seguito si è consolidato con altri quattro albums per la Blue Rock-It, tre per la Blind Pig e alcuni indipendenti, prima di approdare finalmente alla Alligator con questo Raisin’ Cain, in cui riprende la sua formula preferita, ovvero una miscela di blues, funky, soul e jazz varia e stimolante.

Chris ha una voce baritonale, matura e profonda e un tocco chitarristico brillante e incisivo, mai pesante o troppo insistito, che si sviluppa senza indugiare in sterili virtuosismi. Coadiuvato da Steve Evans (basso), Greg Rahn (tastiere) e Sky Garcia (batteria) che formano la sua band, nonché da una sezione fiati, da Derrick Martin (batteria) e Kid Anderson (chitarra) che ha registrato e prodotto il disco presso il suo Greaseland Studio a San Jose, anche questa volta Chris conferma la sua preferenza per un mix di suoni e di generi che hanno il blues come base, ma cercano di andare oltre, unendo dei testi pungenti e ironici. Non a caso la partenza di Hush Money è un up-tempo funky colorato dai fiati, seguito dal blues veloce e pungente di You Won’t Have A Problem When I’m Gone, dal brioso rock-blues di Too Many Problems con il Fender Rhodes di Rahn in primo piano e dalla ballata Down On The Ground, rivolta alle persone che ti girano le spalle nel momento del bisogno, sottolineata da un caldo mix di piano e organo, da una chitarra solista limpida e da un’interpretazione vocale da manuale.

La varietà delle prime quattro tracce è ricalcata nel prosieguo, dove si alternano tra le altre il funky-blues di I Believe I Got Off Cheap, il ritmato soul di As Long As You Get What You Want, il raffinato funky-soul di Can’t Find A Good Reason, lo slow Born To Play debitore di B.B. King in cui viene riassunta la storia musicale dell’artista e il jazz-blues notturno I Don’t Know Exactly What’s Wrong With My Baby, per terminare con una traccia strumentale piuttosto inusuale come Space Dance in cui Chris suona il synth e il clavinet.

Chris Cain non inventa nulla, ma Raisin’ Cain’ è un album esuberante ed efficace, che conferma la caratura di un artista meritevole di maggiori riconoscimenti.