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Muddy Waters - Muddy, Brass and the Blues/Can't Get No Grindin'  [BGO  2011]
Muddy Waters - After the Rain   [Get On Down  2011]

www.muddywaters.com

di Antonio Avalle (23/01/2012)


Tempo di ristampe e molte sono benedette. In particolare alludiamo a quelle pubblicazioni ormai più difficili da reperire e che probabilmente hanno solo visto la luce in vinile. E' quanto è stato fatto per Muddy Waters, pioniere del Chicago Blues, ma sempre con il Mississippi nell'anima, con una manciata di ristampe targate 2011. In ordine cronologico abbiamo: Muddy, Brass and The Blues (1967), After The Rain (1969) e Can't Get No Grindin' (1973). Per la prima ristampa Muddy, Brass and The Blues l'attenzione è rivolta ad un periodo non facile per Muddy Waters. In quegli anni fu spinto dai fratelli Chess, per cercare di ritrovare una maggiore leva commerciale, con una produzione non proprio convincente e poco affine al suo stile. Era il 1966 momento in cui i fratelli Chess provavano ad accentrare più interesse su Muddy. L'intenzione era di premere verso un pubblico analogo a quello di B.B.King, che a quanto pare proponeva un blues da quartieri alti, neri più anziani e giovani bianchi. "…io faccio una musica buona adatta alle piantagioni di cotone, i campi di granoturco, le feste a base di pesce fritto"- diceva Muddy - "B.B. e Albert King hanno uno stile diverso, è gente di classe più elevata quella che va a sentirli". Da qui la Chess pensò ad un album come Brass & The Blues diretto a rendere il Muddy tradizionale "camuffato" da un tocco di eleganza e poter così adagiare il suo "feeling da piantagione" su un tappetto di fiati Dixieland. Il 22 giugno del '66 in un solo giorno furono incise le dieci tracce e il giorno dopo vennero sovraincisi su ogni canzone i fiati e in quattro brani un organo. Quello di questo periodo è un Muddy Waters sotto pressione, che non scontentava i desideri commerciali dei fratelli Chess, ma non sentiva nelle sue corde quelle scelte imposte dalle mode. In sequenza non dispiace ascoltare brani come Piney Brown Blues e Trouble In Mind, anche se pesa troppo il compromesso della sezione fiati, soprattutto conoscendo la vera indole di Muddy Waters. Si salva dal contagio una piacevole versione di Black Night con l'armonica di Cotton a deliziarci. Successivamente diversi brani furono pubblicati senza la presenza dei fiati (vedi il Chess Box).

Ci spostiamo nel 1969 e nella scuderia Chess non c'era solo Leonard a legiferare, si era aggiunto il figlio Marshall, che spinse Muddy a credere nel progetto targato Electric Mud ("…ho messo insieme i più validi musicisti di jazz-rock d'avanguardia di Chicago" Marshall Chess). L'album Electric Mud fu il primo album di Muddy Waters a entrare nelle classifiche di Billboard ed è stato ripetutamente ristampato negli ultimi decenni. L'album After The Rain è il mero seguito di quel progetto che vedeva Muddy caricato da effetti, distorsori e wah-wah, un disco molto adatto a chi ha apprezzato le varianti di Electric Mud. C'è un lato diverso dal solito standard di Muddy, quello psichedelico che può risultare irritante (magari ai puristi ) o affascinante. After The Rain vede un Muddy più protagonista della scena, anche nella scelta dei brani. E' pur vero che emerge l'influenza di un musicista come Pete Cosey alle chitarre (Bottom Of The Sea), ma Muddy appare più domatore che domato rispetto a quanto ascoltato in Electric Mud. Episodi come l'introduttiva I Am The Blues (di Willie Dixon), Honey Bee e Blues And Trouble, soprattutto queste ultime due tracce insieme al lato B del lp, ci riportano un Muddy Waters intatto e trascinante, coadiuvato dalla presenza di Otis Spann e Paul Oscher. Un lavoro sottovalutato dalla critica troppo orientata a sparare a zero su Electric Mud. After The Rain è adesso disponibile in digipack da solo o in una confezione unica abbinata a Electric Mud.

Infine l'album Can'tGet No Grindin ci riporta un MuddyWaters più classico, questo anche grazie al fatto che ha inciso con la sua band dopo diverse line up più sperimentali. Anche se non è proprio accogliente l'inserimento del piano elettrico (Pinetop Perkins) l'album ha dei contorni molto gradevoli e momenti di pregio, Sad Letter e Mother's Bad Luck Child (rifacimento della versione di Gypsy Woman del 1948), della partita ritroviamo: James Cotton, Pee Wee Madison , Sammy Lawhorn e una super sezione ritmica Calvin Jones, basso, e Willie "Big Eyes" Smith, batteria. Anche la sequenza di After Hours e Whiskey Ain't No Good merita una particolare menzione in termini di esecuzione, quanto punge l'armonica di Cotton. Peccato che sovente manchi un trasporto emotivo, invece a pelle più riconoscibile in altri momenti della produzione di Muddy Waters. L'album è stato ristampato dall'Inglese BGO su un solo cd insieme al citato Muddy, Brass And The Blues.