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T-Model
Ford
The
Ladies Man
[Alive 2010]

Tra i protagonisti del riconosciuto suono targato Fat Possum,
anni 90 per intenderci, merita un posto d'onore James Lewis
Carter Ford, meglio noto come T-Model Ford. Uno dei
pochi bluesman della vecchia guardia ancora in piedi (c'è
ancora in vita Robert Belfour). A suo dire si porta sulle
spalle 88 anni e ha iniziato a suonare la chitarra dopo i
58 e, come racconta all'interno di questo cd, pare che le
donne lasciavano i loro mariti durante i fine settimana per
andare ai suoi concerti. Non ci troviamo di fronte al concepimento
di un nuovo album, ma la si può definire più propriamente
una situazione di fortuna, fondamentale è stato essere al
momento giusto, in un piccolo studio a Wichita (Kansas), con
il musicista giusto, T.Model Ford. Il risultato è l'unica
testimonianza acustica di questa leggenda vivente del blues
dei nostri tempi, immortalato con naturalezza in una sessione
(di tre ore e di cui sono state pubblicate dieci tracce) che
ha nella semplicità e nella schiettezza gli elementi fondamentali
di questo importante lavoro. The Ladies Man
è la sostanza, l'essenza nuda di un artista che maneggia la
tradizione rappresentando i canoni puri della medesima. Dalla
trasposizione elettrica del Mississippi blues del primo periodo
(Pee-Wee Get My Gun - '97) ci ritroviamo oggi un mero ritorno
alla radice, alle origini, riportato in modo grezzo, fetale
e per di più autentico, perchè sgorga acustico e spoglio proprio
come è stato generato. Accompagnato in maniera minimale con
la giusta scioltezza di una band d'eccezione, che vede alla
discreta armonica Dustin Arbuckle, a supporto le chitarre
di Stefan Zillioux e Aaron Moreland, e alla sezione
ritmica appena tracciata dalle percussioni di Martin Reinsel
e Starr Harris, la sessione sciovola senza sovraincisioni
e in presa diretta, appena qualche conversazione (a tratti
comprensibile) con i musicisti alternata ad una equilibrata
sequenza di brani. T-Model Ford ama ricordare di essersi ispirato
alla musica di Muddy Waters e Little Walter, a cui associa
rispettivamente le interpretazioni di Two
Trains e My Babe,
gridando con entusiasmo "E' tempo di Jack Daniels"! Il blues
di T-Model Ford è ripetitivo, continuo, incessante. Particolarmente
impressionante è la sua voce, invecchiata ma dalle tonalità
efficaci. Il forte passo di queste incisioni lascia il segno
attraverso le originali Chichen Head
Man (in quasi otto minuti) e Hip
Shakin Woman per ritrovarsi tra classici, fatti
propri, come That's Alright e
44 Blues. Distribuito
a sorpresa dall'Alive records (Black Keys, Black Diamond Heavies…)
The Ladies Man è l'album per restare saldi e non perdere mai
di vista la strada delle piantagioni del vero blues.
(Antonio
Avalle)
www.alivenergy.com
Samel James
For
Rosa, Maeve And Noreen
[Northern Blues 2009]
 
Divisa in due immagini sequenziali
(fronte e retro), la copertina pare una pellicola non messa
bene a fuoco, dai colori giallastri sbiaditisi col passare
degli anni: fa pensare a un momento di suspense di un romanzo
di un film hard boiled (fantasia confortata da titoli quali
Wooden Tombstone, solo
voce e cadenza ritmica del piede, di stampo un po' hookeriano,
e Path Of Ashes che ha
invece coloriture blues-spiritual), e comunque nasconde un
piccolo gioiello che, pur sostanzialmente deja entendu, mescola
con classe passaggi folk-blues di stampo songster (in Joe
Fletcher's Blues e in vari altri momenti, vengono
in mente il leggendario Mississippi John Hurt, come i più
vicini a noi Taj Mahal, Guy Davis, Eric Bibb), ma anche elementi
delle string band, del bluegrass, e il blues rurale vero e
proprio, a volte con lo stile ruspante degli one-man band.
Di fatto tutti gli strumenti sono suonati da Samuel James
stesso: diversi tipi di chitarre (e relativa varietà di stili),
banjo, armonica, piano, tamburello, ai quali, all'occasione,
ci aggiunge feet-stomping e battito delle mani. Detto così
sembra un bel mischione di roba per accontentare tutti. Scordatevelo:
questo artista sa bene come mettere insieme fantasia, tradizione
e storytelling, mantenendo freschezza e genuinità di racconto
e di qualità musicale impreziosite dalla sua voce, baritonale,
decisa, sporca quanto basta. I racconti e i riferimenti -
tutta roba che avrebbe meritato i testi in allegato - ruotano
prevalentemente intorno a personaggi che, oltre a quelli rappresentati
dalle tre donne del titolo, hanno nomi quali Ben, Joe, John.
Storie che si incrociano tra boogie blues (Bigger,
Blacker Ben), country-blues
deltaico (I'll Break Your Promise
e Cryin' Blind), ballate
folk-blues (I've Haddock Up To Here
e Rosa's Sweet Lil' Love Song,
che sembra una ninna nanna), country-bluegrass (Miss
Noreen), rag (lo strumentale
Trouble On Congress Street Rag), il bellissimo
The Water's Always Changing, But
The River…(vagamente alla Fred McDowell). A volte
basta un ospite famoso per attirare l'attenzione: qui non
c'è, ma sarebbe proprio un peccato se questo album passasse
inosservato
(Gianni Del Savio)
www.northernblues.com
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