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Kenny 'Blues Boss' Wayne
Blues from Chicago to Paris
A Tribute to Memphis Slim
and Willie Dixon

[Stony Plain 2022]

Sulla rete: kennybluesboss.com

File Under: piano boogie blues


di Roberto Giuli (28/04/2022)

A proposito del disco Aux Trois Malletz (un classico dal vivo, “colloquio jazz – blues tra Willie Dixon, e Memphis Slim”, com’è stato definito), il critico Richie Unterbeger ne riconosceva la particolarità più che altro per il fatto che “una volta tanto Memphis Slim si presenta in compagnia”, dato che all’epoca, 1963 e dintorni, il grande pianista produceva numerosi lavori in solitudine; lo stesso Unterberger più tardi rimediava affermando che l’album, insieme a Willie’s Blues del 1959, pure nato dalla collaborazione tra i due giganti (Slim e Willie), rappresentava un tassello prezioso del cosiddetto blues revival, pur non essendo inserito in alcun cartellone ufficiale. Il grande Peter Chatman si sarebbe stabilito definitivamente proprio a Parigi; segno del momento di crisi che il blues stava attraversando nel suo paese. Dixon, casalingo, continuava invece a fare il Willie Dixon, contrabbassista, autore, arrangiatore, band leader e chissà cos’altro; ce lo raccontano le rock stars.

Di tributi, soprattutto a Willie, ne circolano abbastanza, diretti o indiretti; com’è come non è, i due, in coppia o singolarmente, hanno prodotto alcune tra le pagine più significative della storia del blues. Ma un “tribute” non si rifiuta mai, soprattutto se credibile come quello fornito da Kenny Wayne, “blues boss”, pianista di grande talento originario di Washington, con la brillante idea di quest’omaggio congiunto, in realtà particolare. Kenny (classe 1944) sta un paio di generazioni più avanti rispetto a quella dei suoi antesignani, ma vanta una lunga esperienza ed è attivo fin dai ’60; soprattutto conosce tutti i trucchi del pianoforte, i ritmi, le sincopi, il boogie e quegli intriganti patterns discendenti, cardine del panismo di New Orleans, città dove si trasferisce in tenera età (si stabilirà poi in Canada). Insomma, è uno in grado di raccogliere con classe una sfida che in realtà è un po’ una gatta da pelare, che Slim è sempre Slim e a Kenny manca un po’ il suo timbro pastoso; stesso dicasi per il bassista Russel Jackson (Otis Clay, BB King), che come “Willie della situazione” se la cava egregiamente.

Con il batterista canadese Joey Di Marco, i due propongono versioni convincenti della trascinante Rock And Rolling This House, di Pigalle In Love, della pulsante The Way She Loves A Man e della soffusa New Way To Love. C’è spazio per le classiche African Hunch e Stewball, dalle venature gospel, per lo splendido lento Messin ‘Round (With The Blues) e per il gioiellino meno conosciuto di I Got A Razor, dal citato Willie’s Blues. Ma forse la parte migliore del disco, vero tocco di classe, è quella che pesca nel repertorio del glorioso Big Three Trio, nel quale militava Willie alla fine dei ’40. Da qui la rilettura di brani come l’ironica Tell That Woman, Don’t Let The Music Die, la travolgente Ain’t Gonna Be Your Monkey Man Nomore o la crepuscolare Got You On My Mind; un geniale mix di blues, gospel, jazz e tradizione dei gruppi vocali prebellici.

Un sentito tributo a due grandi personaggi, oltre che un tassello importante nella corposa discografia di Wayne: il blues boss.