Dave
Riley and Bob Corritore Lucky
to be Living
[Blue Witch Records 2010]
Dave Riley ha una voce che fa tremare le corde del
cuore prima ancora di quelle della sua chitarra, Bob Corritore
lavora tanto di armonica quanto dietro le quinte del blues
da una vita. L'incontro del ragazzo bianco di Chicago (che
non tradisce le origini italiane nel cognome) col country
boy nero (immigrato al momento giusto nella Wind City) non
può che far scaturire questo discreto gioiellino che è Lucky
To Be Living. A dire il vero questo è il secondo album
della coppia che pur da tempo ha percorso anche strade diverse,
ma (a quanto pare) nella stessa direzione. Sicchè il sound
che ne emerge conserva davvero quel tanto che basta dei toni
rurali nello stesso carattere urbano delle canzoni, mai inquinate
totalmente dalla standardizzazione dell'idioma afroamericano,
talora commerciale nello stile di Chicago.
Così Riley che viene dal Mississippi ha ascoltato giovincello
la musica delle campagne, Corritore ne ha respirato l'animo
blues nella città fin da bambino, soffiandolo nelle ance in
modo naturale come il vento dal lago Michigan. Questo disco
prende allora la piega di una produzione curata, ma allo stesso
tempo abbastanza "downhome" per il feeling che ne viene fuori,
e perché attualmente i due vivono veramente poco lontani di
casa a Phoenix, in Arizona, da potersi trovare a suonare fin
sotto la veranda. Bob ha prodotto poi molti dischi di blues,
e forse perché ha imparato "a bottega" per aver visto più
volte i grandi come Muddy Waters o Big Walter Horton o vissuto
anche la sua stessa musica al fianco di gente come Lonnie
Brooks, Eddie Taylor o Mighty Joe Young. Dave invece, tra
città e campagna (musicale e non) ci si è trovato coinvolto
più da vicissitudini e personaggi come Frank Frost, John Weston,
Doris Carr, Robert Lockwood Jr. e Chico Chism (ai quali il
disco è dedicato), che altro.
La decina del cd mescola quindi queste firme e ne trae un
blues appassionato come la title - track o l'apertura su Jelly
Roll King di Frost, quanto
su di una Sharecropper Blues
di Weston che omaggia col ricordo della mezzadria più sofferto
che mai uno stile alla Lightnin Hopkins da far accapponare
la pelle. Insieme all'arrivederci dall'Automobile
by Fred James (piuttosto standard di chiusura, invece) restano
la manciata di autografe nella medesima vena artistica, tra
cui spicca l'incedere popolare di On
My Way su di un ascolto che si beve di filato come
una birra fresca cogli amici una sera d'estate. (Matteo
Fratti)