Tempo
di ristampe e molte sono benedette. In particolare alludiamo a quelle pubblicazioni
ormai più difficili da reperire e che probabilmente hanno solo visto la luce in
vinile. E' quanto è stato fatto per Muddy Waters, pioniere del Chicago
Blues, ma sempre con il Mississippi nell'anima, con una manciata di ristampe targate
2011. In ordine cronologico abbiamo: Muddy, Brass and The Blues (1967), After
The Rain (1969) e Can't Get No Grindin' (1973). Per la prima ristampa Muddy,
Brass and The Blues l'attenzione è rivolta ad un periodo non facile per
Muddy Waters. In quegli anni fu spinto dai fratelli Chess, per cercare di ritrovare
una maggiore leva commerciale, con una produzione non proprio convincente e poco
affine al suo stile. Era il 1966 momento in cui i fratelli Chess provavano ad
accentrare più interesse su Muddy. L'intenzione era di premere verso un pubblico
analogo a quello di B.B.King, che a quanto pare proponeva un blues da quartieri
alti, neri più anziani e giovani bianchi. "…io faccio una musica buona adatta
alle piantagioni di cotone, i campi di granoturco, le feste a base di pesce fritto"-
diceva Muddy - "B.B. e Albert King hanno uno stile diverso, è gente di classe
più elevata quella che va a sentirli". Da qui la Chess pensò ad un album come
Brass & The Blues diretto a rendere il Muddy tradizionale "camuffato" da un tocco
di eleganza e poter così adagiare il suo "feeling da piantagione" su un tappetto
di fiati Dixieland. Il 22 giugno del '66 in un solo giorno furono incise le dieci
tracce e il giorno dopo vennero sovraincisi su ogni canzone i fiati e in quattro
brani un organo. Quello di questo periodo è un Muddy Waters sotto pressione, che
non scontentava i desideri commerciali dei fratelli Chess, ma non sentiva nelle
sue corde quelle scelte imposte dalle mode. In sequenza non dispiace ascoltare
brani come Piney Brown Blues e Trouble
In Mind, anche se pesa troppo il compromesso della sezione fiati, soprattutto
conoscendo la vera indole di Muddy Waters. Si salva dal contagio una piacevole
versione di Black Night con l'armonica di
Cotton a deliziarci. Successivamente diversi brani furono pubblicati senza la
presenza dei fiati (vedi il Chess Box).
Ci
spostiamo nel 1969 e nella scuderia Chess non c'era solo Leonard a legiferare,
si era aggiunto il figlio Marshall, che spinse Muddy a credere nel progetto targato
Electric Mud ("…ho messo insieme i più validi musicisti di jazz-rock d'avanguardia
di Chicago" Marshall Chess). L'album Electric Mud fu il primo album di Muddy Waters
a entrare nelle classifiche di Billboard ed è stato ripetutamente ristampato negli
ultimi decenni. L'album After The Rain è il mero seguito di quel
progetto che vedeva Muddy caricato da effetti, distorsori e wah-wah, un disco
molto adatto a chi ha apprezzato le varianti di Electric Mud. C'è un lato diverso
dal solito standard di Muddy, quello psichedelico che può risultare irritante
(magari ai puristi ) o affascinante. After The Rain vede un Muddy più protagonista
della scena, anche nella scelta dei brani. E' pur vero che emerge l'influenza
di un musicista come Pete Cosey alle chitarre (Bottom
Of The Sea), ma Muddy appare più domatore che domato rispetto a quanto
ascoltato in Electric Mud. Episodi come l'introduttiva
I Am The Blues (di Willie Dixon), Honey Bee
e Blues And Trouble, soprattutto
queste ultime due tracce insieme al lato B del lp, ci riportano un Muddy Waters
intatto e trascinante, coadiuvato dalla presenza di Otis Spann e Paul Oscher.
Un lavoro sottovalutato dalla critica troppo orientata a sparare a zero su Electric
Mud. After The Rain è adesso disponibile in digipack da solo o in una confezione
unica abbinata a Electric Mud.
Infine l'album Can'tGet No Grindin
ci riporta un MuddyWaters più classico, questo anche grazie al fatto che ha inciso
con la sua band dopo diverse line up più sperimentali. Anche se non è proprio
accogliente l'inserimento del piano elettrico (Pinetop Perkins) l'album ha dei
contorni molto gradevoli e momenti di pregio, Sad Letter
e Mother's Bad Luck Child (rifacimento della
versione di Gypsy Woman del 1948), della partita ritroviamo: James Cotton, Pee
Wee Madison , Sammy Lawhorn e una super sezione ritmica Calvin Jones, basso, e
Willie "Big Eyes" Smith, batteria. Anche la sequenza di After
Hours e Whiskey Ain't No Good merita
una particolare menzione in termini di esecuzione, quanto punge l'armonica di
Cotton. Peccato che sovente manchi un trasporto emotivo, invece a pelle più riconoscibile
in altri momenti della produzione di Muddy Waters. L'album è stato ristampato
dall'Inglese BGO su un solo cd insieme al citato Muddy, Brass And The Blues.