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Glen Hansard
Don + t Settle - Vol. 1
Transmissions East

[Plateau Records/ Goodfellas 2026]

Sulla rete: glenhansard.com

File Under: Berlin by the wall


di Nicola Gervasini (23/04/2026)

Le logiche del mercato discografico cambiano ogni giorno, per cui registriamo senza troppi commenti quest'ultima e ormai usuale moda di pubblicare album doppi in due uscite separate nel corso dell’anno, operazione che ai tempi d’oro, quando i dischi si vendevano veramente, sarebbe stata considerata economicamente suicida, ma che oggi pare l’unico modo per tenere alta l’attenzione su un prodotto. Così oggi vi presentiamo un interessante live-record di Glen Hansard intitolato Don+t Settle – Transmissions East & West, per il momento limitandoci al Vol. 1 – Transmission East, già sapendo che poi nel corso del 2026 uscirà una seconda parte (ovviamente si chiamerà Vol. 2 – Transmission West), registrata nella medesima serata alla Funkhaus di Berlino, sede della radio di stato della Germania Est. In attesa di avere per le mani, magari nel 2027, un seguito in studio all’album All That Was East Is West Of Me Now del 2023, ultima sua uscita discografica solista, se si esclude il sinceramente deludente ritorno del progetto The Swell Season con Marketa Inglova dello scorso anno (l’album era Forward).

Registrato con la sua rodatissima live-band completa di una bellissima sezione fiati, questi primi dieci brani (poco più di cinquanta minuti di musica) lo vedono in forma e anche alquanto grintoso nell’approcciare, anzi direi meglio, nell’attaccare brani come Don’t Settle o la tesissima Down On Your Knees, forse l’highlight del disco, una di quelle performance che ti fa rimpiangere non poter essere presente durante l’esecuzione. Ci pensano poi Back Broke, acustica, lenta e sofferta, e la pianistica My Little Ruin, anche questa dagli elevati toni drammatici, a spegnere le caldane e riportare tutti nella sua dimensione da indie-folker. Ma con Didn’t He Ramble, in versione che esalta il giro di basso incalzante, si torna ad alzare il volume per un brano che sarebbe piaciuto molto ai Waterboys.

Fitzcarraldo, il classico dei suoi Frames del 1995, è in una versione molto rabbiosa, quasi recitata, con un gran dialogo tra violino e fiati nel finale, e anche Carrickfergus, un classico della tradizione Irish che fu lanciato dai Clancy Brothers nel 1964, resa per piano e voce diventa praticamente una canzone col suo marchio di fabbrica, nonostante le tante versioni con cui confrontarla (Van Morrison in primis). Dopo una sentita Slowly Deserter, dall’ultimo album in studio, arriva la potente The Feast Of St. John dove trova spazio una chitarra elettrica che si lancia in distorti assoli. Chiusura con sentimento grazie a una Wreckless Heart (dall’album Between Two Shores del 2018) che ricorda molto le migliori canzoni di David Gray.

Prima parte del concerto senza attimi di tregua quindi, e potrebbe anche bastare così, vedremo se la seconda parte riuscirà a mantenere un simile livello di teatrale drammaticità, che non sempre Glen Hansard è riuscito a ricreare nelle registrazioni in studio.


 


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