Gigante della
canzone roots d’autore americana, scomparso una decina di
anni fa lasciando dietro di sé una scia di capolavori indiscussi
del genere e una schiera di discepoli in adorazione, per influenza
artistica secondo forse soltanto all’amico di scorribande
Townes Van Zandt, il texano Guy Clark è stato più volte
omaggiato nel corso della sua carriera. Questa volta la scusa
è la celebrazione dei cinquant’anni (abbondanti) dalla pubblicazione
del suo esordio Old
No.1 (RCA, 1975), uno dei debutti più importanti di quel
decennio (e oltre) nonché pietra di paragone per chiunque
si voglia misurare con la profondità narrativa del migliore
songwriting di ispirazione country-folk.
Clark ci era arrivato da trentenne ormai maturo, dopo una
gavetta di autore e musicista dietro le quinte che lo aveva
sballotttato per una decina di anni tra il natio Texas, la
California e finalmente Nashville, luogo dove metterà radici
e avvierà una sorta di “scuola” di cantautori in città a cui
egli stesso farà da mentore. Da qui la piena maturità di Old
No.1, una raccolta che conteneva già alcune della sue
canzoni più famose, quelle che lo accompagneranno per un’intera
carriera, da Desperados Waiting For A Train a Rita
Ballou, da L.A. Freeway a That Old Time Feeling,
finite poi nel repertorio di decine di colleghi e sotto forma
di numerose cover.
Come si accennava, non è inedito l’album tributo a Guy Clark:
si sono cimentati, tra quelli che hanno avuto miglior successo,
l’alunno prediletto Steve Earle con il suo affettuoso Guy
(New West, 2019) e ancora meglio è stato fatto dalla discografica
Tamara Saviano e il marchio Icehouse music con il doppio This
One’s For Him, raccolta del 2011 che riuniva un cast stellare
alle prese con il vasto repertorio disseminato da Clark. Old
No.1 Revisited è qualcosa di diverso e purtroppo anche
più prevedibile: un omaggio traccia per traccia all’omonimo
album di debutto dove ogni singolo brano è stato affidato
a un talento, più o meno giovane e promettente, dell’attuale
scena Americana. A tirare le fila c’è la Truly Handmade Records,
etichetta fondata dai nipoti di Guy Clark, Dylan ed Ellie,
e che fa capo alla società di famiglia nata per curare la
memoria e l’archivio discografico del songwriter texano.
Sulle buone
intenzioni divulgative, dunque, non possiamo nutrire dubbi
di sorta, mentre il contenuto non fa che ribadire la superiore
bellezza degli originali, canzoni entrate talmente nell’immaginario
dell’altro country che difficilmente si potrà sbagliare bersaglio.
E in effetti Old No.1 Revisited porta a casa in (troppa)
scioltezza il risultato, con il solo essenziale interrogativo
se abbia davvero senso risentire per l’ennesima volta Rita
Ballou o Desperados Waiting For a Train, qui rispettivamente
dalle voci di Margo Price e Andrew Combs (in coppia con Rodney
Crowell). È evidente l’obiettivo commemorativo del progetto
e anche l’idea di attirare verso la figura di Clark un pubblico
più giovane, quello dell’attuale e vasto mondo della cosiddetta
Americana, che magari attraverso le apprezzabili intepretazioni
di Kelsey Waldon (A Nickel For The Fiddler) o Logan
Ledger (Like a Coat From The Cold) si aprirà un varco
in dieazione di quel Texas d’autore che fu autentica fucina
di talenti, Guy Clark tra i protagonisti indiscussi.
Un elemento certamente positivo di Old No.1 Revisited
è la sua uniformità sonora, con la scelta intelligente di
affidare registrazione e produzione allo stesso uomo, Dan
Knobler, chiamando a raccolta una sorta di backing band a
geometria variabile (tutti turnisti di prima classe) negli
studi Good Wishes di Nashville, di volta in volta pronti ad
adattarsi alle caratteristiche dell’inteprete. Da questo punto
di vista sarebbe stato ancora più interessante forse completare
l’intera scaletta con sole artiste femminili, visto che tutta
la prima parte di Old No.1 Revisited è costellata proprio
di cantautrici, dall’approccio edulcorato di Jade Bird in
LA Freeway e di Sarah Jarosz in She Ain't Going Nowhere,
passando per la citata Kelesey Waldon e il valzer di That
Old Time Feeling affidato a Erin Rae, per chiudere sullo
sbuffare di Texas 1947 di una persuasiva Brennen Leigh.
Invece la comparsa di Andrew Combs, Logan Ledger e di Aaron
Lee Tasjan (Instant Coffee Blues) sembra persino spostare
il baricentro del disco, non raggiungendo la stessa qualità
delle colleghe. È la presenza della scrittrice e poetessa
Caroline Randall Williams (figlia di Alice, a sua volta quotata
autrice di canzoni) e il suo recitato sul finale di Let
Him Roll a riportare una certa intensità all’intero progetto,
che sarà contestualmente accompagnato dalla pubblicazione
di Old No. 1 at 50: A History of Guy Clark’s First Album,
un breve saggio di un centinaio di pagine curato da Peter
Blackstock (fondatore della rivista 'No Depression'), che
contiene al suo interno numerose testimonianze dirette e interviste
ai musicisti che hanno collaborato negli anni con Guy Clark.
La
scaletta
1. Rita Ballou – Margo Price 2. LA Freeway – Jade Bird 3. She Ain't Goin' Nowhere – Sarah Jarosz 4. A Nickel for the Fiddler – Kelsey Waldon 5. That Old Time Feeling – Erin Rae 6. Texas - 1947 – Brennen Leigh 7. DesperadosWaiting for the Train – Andrew
Combs feat. Rodney Crowell 8. Like a Coat from the Cold – Logan Ledger 9. Instant Coffee Blues – Aaron Lee Tasjan 10. Let Him Roll – Caroline Randall Williams