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Pneumonia   tributi, cover e dischi dal vivo
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Shane O'Mara & Jac Tonks
Sorrow Hides The Longing
to Be Free
- The Songs of Bert Jansch

[Cheersquad records 2026]

Sulla rete: cheersquad.com.au

File Under: tribute too Bert


di Remo Ricaldone (27/03/2026)

Arrivano entrambi da Melbourne, Australia i due protagonisti di questo omaggio a una figura centrale e basilare del folk britannico come lo scozzese Bert Jansch, del quale ricorrono proprio quest’anno i tre lustri dalla sua scomparsa prematura.

Bert Jansch ha saputo ridefinire i contorni dei suoni tradizionali grazie a un approccio ‘aperto’ a contaminazioni blues e jazz e con il suo compagno di mille avventure John Renbourn ha contribuito a fondare uno dei più straordinari equilibrismi tra folk e jazz, i Pentangle, con la presenza della voce di Jacquie MacShee e una sezione ritmica mai così propositiva come quella formata da Terry Cox alla batteria (scomparso prorpio di recente) e da Danny Thompson al contrabbasso. L'avventura solista di Bert Jansch è stata ugualmente un susseguirsi di sperimentazioni guidate da uno stile chitarristico che ha affascinato ed influenzato anche nomi distanti dal suo mondo musicale e da una voce calda e pastosa pur senza avere una particolare estensione armonica.

Shane O’Mara è tra i due il personaggio con più esperienza, chitarrista pregevolissimo, produttore, autore di colonne sonore, ha incontrato la vocalità cristallina di Jac Tonks, la quale vanta la partecipazione a più di una band di Melbourne, e il progetto che abbiamo tra le mani è certamente esaustivo e completo nel dare l’idea della grandezza del personaggio. L’approccio è senza dubbio rispettoso del contesto in cui gli originali erano stati proposti e l'album comprende sia originali di Bert Jansch, sia brani che regolarmente venivano da lui proposti, abbracciando anche qualcosa del periodo glorioso con i Pentangle, con l’aiuto, saltuario, in queste sessions di Stephen Hadley al contrabbasso, della batteria di Daniel Faruggia e delle percussioni di Ray Pereira.

E’ quindi un appassionato, poetico, etereo ma al tempo stesso solido tributo a un personaggio che ha segnato la strada per molti colleghi dopo di lui, con quel misto di timidezza e ritrosia nei confronti del business che ha caratterizzato un’intera carriera, con ben quattordici momenti che scorrono con estrema naturalezza. A Maid That’s Deep In Love brilla come un vero gioiellino e con una sontuosa versione di People On The Highway (erano su due capolavori come Cruel Sister e Solomon’s Seal) celebrano la stagione dei Pentangle tra la fine degli anni Sessanta e i primissimi Settanta, mentre non potevano mancare alcuni classici dello Jansch solista come Sylvie, Reynardine, Blackwater Side e il bellissimo strumentale Chambertin, che era originariamente contenuto nel suo album L.A. Turnaround, uno dei più lucidi e incisivi capitoli della sua discografia. Ciliegina sulla torta, come si suol dire, una Blues Run The Game di Jackson C. Frank di struggente bellezza, canzone scritta dal musicista americano proprio nell’anno di esordio di Bert Jansch, il 1965, e divenuta una vera ‘signature song’ per un nome mai troppo lodato.

Sorrow Hides The Longing To Be Free è in definitiva un tributo, ma anche uno sguardo penetrante, empatico e significativamente poetico a un’epoca di slanci sperimentali e di grande rispetto per la tradizione.



 

 

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