Già preannunciato
pochi mesi fa con l’uscita di Don't
Settle - Transmissions East, ecco arrivare Don't Settle
Vol 2 - Transmissions West, secondo capitolo di un teorico
doppio live album a celebrazione di una carriera, quella di
Glen Hansard, che tra lavori solisti, con i Frames
o con il progetto degli Swell Season, ha raggiunto ormai i
35 anni abbondanti. Il secondo episodio è stato registrato
alla Funkhaus di Berlino, studio di registrazione prima ancora
che sala concerti, in due session consecutive con un pubblico
di circa 600 persone in sala, il che pare evidente nella qualità
quasi da disco in studio. Ancora una volta Hansard percorre
il proprio songbook alternando i toni, dalla partenza veemente
di Revelate dei Frames epoca Fitzcarraldo (era
il 1995), alla più romantica What Happens When the Heart
Just Stops, altro ripescaggio dei Frames (questa volta
da For the Birds del 2001) caratterizzato da un bel
finale in crescendo con fiati decisamente “vanmorrisoniani”.
Molto bella anche la resa di Just
Be The One, che come anche la successiva soul-ballad
Her Mercy, arriva dal suo album Didn’t He Ramble
del 2015, mentre dal suo esordio solista Rhythm and Repose
del 2012 proviene una acustica This Gift, che ricorda
quasi il folk da combattimento del primissimo David Gray nei
modi, brano che prepara la grande tensione emotiva di
When Your Mind's Made Up, memorabile colonna sonora
del film Once girato con Marketa Inglova nel 2007,
che dimostra come col passare degli anni Hansard non abbia
perso in potenza drammatica. Va detto che l’utilizzo massiccio
di fiati, cori e il tesissimo violino di Gareth Quinn Redmond
aiutano molto a rendere i nuovi arrangiamenti più che incisivi,
anche quando si lavora in sottrazione con la funerea Sure
as the Rain, un brano alla Leonard Cohen ultima maniera,
recuperato dall’ultimo album in studio All That Was East
Is West of Me Now.
Nel finale arrivano McCormack’s Wall,
per la quale Hansard si siede al piano al posto di Ruth O'Mahony
Brady a dirigere il coro finale del pubblico, e una
Leave a Light (era su This Wild Willing
del 2019), che dimostra quanto la lezione indie-folk di artisti
come Bonnie Prince Billy sia comunque entrata nelle sue corde
strada facendo. Si chiude con High Hope, ormai un suo
piccolo classico del 2012. Un secondo capitolo decisamente
meno rabbioso nei ritmi, ma con una atmosfera intima e sofferta
perfettamente catturata nella registrazione. Sarebbe bello
che uscisse una versione unica dei due capitoli, ma intanto
consigliamo caldamente anche questo lato B.