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Willie Nelson
Workin' Man, Willie Sings Merle
[Legacy recordings 2025]

Sulla rete: willienelson.com

File Under: two ol' pals


di Fabio Cerbone (18/11/2025)

Willie and Merle, una storia infinita: anche adesso che il primo ha festeggiato da pochi mesi i novantadue anni e il secondo è invece scomparso da quasi un decennio. Due giganti dell’american music, country è un termine perfino riduttivo, che nel corso del tempo hanno più volte incrociato i propri destini, registrando tre dischi in coppia, dal fortunato Pancho & Lefty del 1983 al più recente (l’ultima incisione ufficiale di Haggard) Django & Jimmie del 2015, passando anche per un lavoro condiviso in tre con Ray Price, Last of the Breed. Il qui presente Workin' Man: Willie Sings Merle sembra completare un discorso che evidentemente Willie Nelson non riteneva concluso, o forse è soltanto una scusa per tornare a pubblicare l’ennesimo album, ormai il numero settantotto di un’infinita serie che l’artista texano alimenta come fosse una necessità esistenziale.

Siamo abituati alle sue periodiche incurisioni discografiche e aggiungiamo volentieri questo omaggio al vecchio compare Merle Haggard, anche incuriositi dalla presenza in studio della sorella Bobbie Nelson al piano e di Paul English alla batteria, entrambi deceduti da qualche anno e qui “recuperati” in diverse sessioni svoltesi con Nelson e il fido Mickey Raphael, storico armonicista della band di Willie e produttore dell’intero progetto Workin' Man. Dunque è chiaro che il materiale raccolto attraversi più periodi, ricorrendo ad alcune presenze della Family Band di Nelson che ci hanno lasciato: in particolare l’amata sorella Bobbie caratterizza il sound domestico e accogliente di queste intepretazioni, che hanno nella citata armonica di Raphael l’altro punto di forza solista, il tutto ricamato quindi dall’inconfondibile binomio di chitarra e voce dello stesso Nelson.

Quest’ultimo approccia il repertorio dell’amico Merle, undici brani fra i più noti, senza porsi minimamente il problema di rispettare filologicamente il cosiddetto “Bakersfield sound” dell’originale, semmai adattando il tutto al suo fraseggio, quella rilassata e swingante miscela di country&western e spunti jazzy blues che hanno reso inimitabile lo stile di Nelson. È evidente fin dall’attacco di Workin’ Man Blues e su tale falsariga si ripeterà nel prosieguo della scaletta, dai momenti più ritmati alle ballad sentimentali, lì dove spiccano titoli ormai considerati dei classici della canzone country americana quali Swinging Doors, Mama Tried, I Think I'll Just Stay Here and Drink, il dolce capolavoro Silver Wings e la tenera confessione di If We Make It Through December.

Sorprende forse che Willie abbia scelto anche la ben nota e controversa Okie from Muskogee, inno “anti-hippie” suo malgrado che per molto tempo ha generato confusione intorno alla figura dello stesso Haggard, un anarchico e battitore libero della musica americana più che un banale conservatore: certo pensarla nell’intepretazione dell’outlaw per eccellenza Willie Nelson, adoratore del fumo libero, che qui intona i primi versi “We don't smoke marijuana in Muskogee”, fa un po’ sorridere, ma è forse uno scherzo amorevole che Willie ha voluto offrire al vecchio pard Merle.

Chiuso dalla meno conosciuta Ramblin’ Fever, brano dell’omonimo album del 1977 di Haggard, Workin' Man: Willie Sings Merle ha probabilmente il solo difetto di indugiare per buona parte su alcuni degli episodi più assodati della sconfinata produzione di Haggard, quando sarebbe stato invece curioso illuminare canzoni meno frequentate e riconiscibili. Nelson però crediamo abbia scelto le registrazioni in simbiosi non solo con lo spirito di Merle Haggard ma anche con le “presenze” di altre persone a lui care, a partire dalla sorella Bobbie: il risultato ottenuto insieme a Mickey Raphael possiede una falsa modestia e quel fare un po’ “laid-back” nella parte musicale che sfocia alla fine in un ricordo semplice e sincero.



 

 

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