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a cura della redazione

  
Shortcuts #227: Darrell Scott; Tony Furtado; Good Lovelies; Boy=Girl; Alectro; Stevie Agnew
 

Darrell Scott
10 - Songs of Ben Bullington
(Full Light/ IRD 2015)

country folk


Personalissimo omaggio alle canzoni dell'amico scomparso Ben Bullington - medico nella vita e songwriter per diletto - il nuovo album di Darrell Scott, apprezzato nome dell'altra Nashville country (chiedere a Buddy Miller, Robert Plant e mille altri per avere conferma), ricorda idealmente alcuni lavori del collega Jeff Black, la spartana dimenzione acustica dove l'interprete e le canzoni sono offerti nella veste più nuda. Registrato in diversi studi fra le pause dei tour, arricchito da un brano dal vivo (la rustica Country Music, I'm Talking to You) e da una demo registrata con un telefonino (la chiusura con I've Got to Leave You Now), 10 - Songs of Ben Bullington parla all'anima del songwriter, uomo e amico portato via da un tumore, che Scott aveva conosciuto per caso durante un campeggio con i rispettivi figli nel parco dello Yellowstone. Usando la stessa Martin d-18 di Bullington, oltre a diversi strumenti vintage (banjo, una Gibson Southern Jumbo del 1948 e una chitarra flamenco costruita nientemeno che da Guy Clark), Darrell Scott alterna ballate pianistiche e bozzetti country folk dove la densità delle liriche e dei ricordi (Born in 55, Thanksgiving 1985) viene a galla in tutta la sua forza. Certo, è un disco di una intimità apprezzabile solo da chi ha vissuto questo legame di amicizia, quindi lo stesso Scott, che forse non ha potuto fare a meno di rivelare al mondo questi brani. Chissà se altri colleghi decideranno di farli propri...

Tony Furtado
The Bell
(Blue Rose/ IRd 2015)

newgrass, folk


Accompagnato da una lista infinita (almeno una ventina) di musicisti, il nuovo album di Tony Furtado, sedicesimo in carriera a quattro anni di distanza dal precedente Golden, nasce sull'onda dell'entusiasmo per una fortunata campagna di raccolta fondi sulla piattaforma digitale Kickstarter. Il risultato si intitola The Bell e ha come corollario persino un ep, uscito lo scorso anno negli States e qui "offerto" nella doppia confezione europea dalla Blue Rose: sei in tutto i brani di Copper and Tin, tra strumentali e cantati, che arricchiscono il raccolto del quotato banjoista. Tra i talenti più celebrati del newgrass anni Novanta, Furtado ha sempre rotto le barriere del genere, flirtando con elementi folk, jazz, pop e persino suggestioni world, che ritroviamo intatti in The Bell, inciso a Portland con l'aiuto di musicisti anche di area indipendente, tra cui la pedal steel di Paul Brainard dei Richmond Fontaine. L'entusiasmo si ferma però un attimo prima di avere ascoltato le canzoni: passano senza lasciare traccia, intriganti forse a livello strumentale, evanescenti e anche un po' noiose, diciamolo, nella confezione, là dove uno strumentale come Iowa, dalle trame cooderiane, è sempre preferibile alle propensioni fra indie folk, jam e pulsioni funk del resto del repertorio, impalpabile e molto ripetitivo nelle varie Tired Lion, Tall Grass e Lie Alone.

   
   

Good Lovelies
Burn the Plan
(Six Shooter Records 2015)

folk pop


Definirle con il termine "folk trio" è quanto meno riduttivo e anche parecchio fuorviante, almeno che non si voglia comprendere con tale definizione una visione più attuale del genere. Caroline Brooks, Kerry Ough e Susan Passmore, meglio note come Good Lovelies, al loro quarto lavoro di studio (l'esordio nel 2009), confermano aperture pop e soluzioni tra Americana e elettronica che non restano nel recinto della tradizione. L'album segue il successo indipendente di Let The Rain Fall, una nomination ai Juno Awards canadesi, poi confermato dal Live at Revolution, inserendo il trio in quel filone di educato folk pop al femminile, indeciso se calcare la mano su soluzioni radiofoniche (Waiting For You, la più accattivante del lotto) o restare nei limiti di un gradevole suono elettro-acustico (Broken Hearted, Four O'Clock) che esalti le armonie vocali tipiche della ditta (When the City Settles). Prodotto con il chitarrista e autore Les Cooper, allargato alle presenze di ottimi strumentisti della scena roots canadese (avvistato anche Luke Doucet in un paio di interventi alle chitarre), Burn the Plan prova a sfiorare un pop sofisticato con In The Morning e nel finale di Watching Tv, ma il suo terreno di caccia è soprattutto un brillante e melodico folk rock, che prende il sopravvento nella seconda parte della raccolta, tanto candido quanto inoffensivo.

Boy=Girl
Boy=Girl
(boyequalsgirl 2015)

alt-country


Duo formato dalle voci di Jen Maurer e Paul Kovac, entrambi originari dell'Ohio, con una spiccata propensione per le radici della folk music americana, composizioni attraversate da accenti old time, sfumature western swing e country: la mente vola subito al facile paragone con la coppia Welch - Rawlings. Inevitabile, anche se parecchio scontato il confronto, penserete voi, eppure le sensazioni sono quelle, con una scaletta che scava in un repertorio per buona parte originale (due le cover, tra cui si distingue una interessante This Ol' Cowgirl della Marshall Tucker Band, e un traditional in chiusura, Lonesome Reuben's Train), tra episodi più acustici scanditi dal banjo di Kovac, come l'apertura di Blue Modal #2 e altri che vedono allargarsi lo spettro sonoro, sempre molto scarno sia detto, alla presenza di percussioni e batteria (molto intrigante Little Baby Rocks and Cries, tutta sorretta su ritmica e voci), fiddle (I Did, I Do, I Will) e pedal steel (il classico honky tonk di What If I Fall), con un passo più vicino alla tradizione della vecchia Nashville, o persino a ballate dal sapore sudista (Enjoying the Ride) e momenti vintage blues (la swingata Wish I Was on That Train). Kovac vanta un passato bluegrass nella band degli Hillbilly Idol, mentre la Maurer ha fatto parte del progetto Mo' Mojo.

   
   

Alectro
School of Desire
(Blue Rose/ IRD 2015)


desert roots rock

facebook/sarahbethenelson


Alectro è la sintesi della collaborazione tra Steve Kirkman e Jeff Eyrich negli studi newyorkesi del primo, duo che suona e si produce in proprio con qualche piccolo intervento esterno, ma per la maggior parte costruisce un repertorio basandosi sul sound riverberato e surf sixties delle chitarre, sugli orizzonti western di certo rock di frontiera, utilizzando ritmiche sintetiche e tastiere per sostenere il tutto. L'esito è School of Desire, un album fuori tempo massimo che ricorda una coda lunga di certo rock delle radici anni ottanta, tra i Green on Red di Here Come the Snakes e lo Stan Ridgway più tradizionalista. In fondo i punti di contatto ci sono tutti: Eyrich è stato musicista e soprattutto produttore molto legato alla scena post punk di Los Angeles, producendo dischi di Gun Club, This White Rope, Plimsouls e molti altri, mentre Kirkman, originario del North Carolina, ha sempre girovagato intorno al concetto di roots rock proletario. La maggior parte del repertorio porta la sua firma, fatta eccezione per l'iniziale The Debt, tromba in distanza e polvere dal deserto, e per due cover di Woody Guthrie (Hard Travelin') e John D. Loudermilk (la leggendaria Tobacco Road). Disco dimesso, di atmosfere e laid back elettrici: il piccolo gioiello si intitola Take Me to The Highway.

Stevie Agnew and Hurricane Road
Bad Blood and Whiskey
(Skimmin' Stone 2015)

Americana, country rock

hillbenders.com


Nuova band, Hurricane Road, e leggero cambio di passo per lo scozzese Stevie Agnew, che avevamo presentato in questa stessa rubrica con Wreckin' Yard. Grazie a quel disco si era guadagnato le attenzioni della stampa americana e un apprezzamento nei territori del folk, per via delle ballate secche e molto "springsteeniane" nelle tematiche blue collar. A due anni di distanza Bad Blood & Whiskey si riavvicina alle radici del musicista, proponendo un sound elettro-acustico più arrangiato, che prevede l'intreccio di una strumentazione tradizionale (fiddle, uilleann pipes a richiamare la terra d'origine) con un chitarre, dobro e pedal steel a tingere di country rock e Americana i tredici episodi. Le liriche sono sempre firmate dal batterista Chris Smith, in questa occasione più sbilanciate verso i sentimenti (I Don't Know How to leave Her, I Will Find You, Drunk on You Again) o i ricordi e le immagini della stessa Scozia (inevitabili in Moonshine e Whiskey). La copertina suggerisce toni da pub rock, ma il suono è per lo più adagiato sui chiaroscuri della ballata, con qualche sapore West Coast tra le righe e una voce, quella di Agnew, che possiede quella leggera raucedine soul che lo lega alla sua terra. Qualche ingenuità di troppo nell'utilizzo dei cori femminili non guasta lo scorrevole mood del disco, che tuttavia non indovina grandi canzoni.