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 Shortcuts   dischi in breve
  
a cura della redazione

  
Shortcuts #242: Adam Karch; The Flyin' A's; The Rifters; Melissa Menago; Michael Hearne; Shake Russell
 

Adam Karch
Moving Forward
(Disques Bros 2016)

acoustic blues


Chitarrista e autore di Montreal con origini francofone, Adam Karch vola su un picking allo strumento elegante e passionale, un blues acustico alla radice che si tinge di colori rurali e moderni al tempo stesso. Nulla di miracoloso, ma molta precisione tecnica e con l'aggiunta non indifferente di una bella voce, ricca di soul, che rende questo suo Moving Forward un piccolo disco di qualità. Già nominato ai Maple Blues Award (concorso per indipendenti canadesi) per l'album Bluesprints, attivo discograficamente dal 2002, Karch incide una dozzina di brani nella formula spartana del trio e aggiungendo poche note di colore, una pedal steel in Louis Collins, cover di Mississippi John Hurt, un'armonica in City Boy, brano di Keb Mo'. Quattro in tutto le rivistazioni altrui, tra cui spiccano Night Moves di Bob Seger in veste folk blues e Werewolves of London di Warren Zevon. I gusti non si discutono dunque, ma anche il materiale originale riesce a dire la sua e dall'americana di These Steady Lights ai più spiccati accenti blues di Lil' Black Dress, con qualche passaggio strumentale prezioso in Somewhere in El Paso, Karch ricorda una sorta di Kelly Joe Phelps più sanguigno. Gli stili sono complementari e l'idea di tradizione non è mai affrontata come un museo intoccabile.

Melissa Menago
Little Crimes
(Chesky/ IRD 2016)

folk


Sulle ali del rinnovato entusiasmo verso il linguaggio folk, la prestigiosa Chesky stende un tappeto rosso per Melissa Menago, giovane cantautrice di Philadelphia che sembra ammaliare per la dolcezza e il portamento della sua voce. Little Crimes è l'esordio solista di questa trentenne già protagonista a livello locale come voce dei June Divided. Nella dimensione acustica di Little Crimes, Melissa si fa accompagnare dal secondo ukulele di Chris Kissel e sporadicamente dalle accennate percussioni di Keith Gill, ma al centro rimane esclusivamente la sua voce. Quest'ultima potrebbe fare scintille in un talent show, tanto è impostata sul gusto moderno, e siamo certi che scioglierebbe il cuore di qualche "giudice" accorto alle richieste del mercato discografico. Più banalmente Little Crimes resta invece inchiodato a una dozzina di noiose e ripetitive ballate, tutte struggimenti e delicatezze acustiche, con tanto di ennesima riproposizione di Hallelujah (no grazie, ne abbiamo fin sopra i capelli) e standard del tenore di Cant' Help Falling in Love. Il resto è farina del su sacco, ma non cambia l'andazzo generale: sussurri per ukulele dove canto pop e radici folk vanno a braccetto senza preoccuparsi di esprimere davvero qualcosa di personale.

   
   

The Rifters
Architecture of a Fire
(Howlin' Dog Records 2016)

western folk


Due chitarre e un mandolino, tre songwriters raccolti intorno a un fuoco da campo nel deserto del New Mexico. Questa la foto che ritrae i Rifters all'interno del loro terzo lavoro d studio, Achitecture of a Fire, un gesto di semplicità che riassume il carattere gentile di queste ballate, country folk di scuola tradizionalista, armonie vocali che cullano e qualche accento bluegrass. La formazione ha radici lontane, nasce nel 2002 dall'incontro fra Jim Bradley e Don Richmond, già attivi con la formazione Hired Hands, e Rod Taylor dei Rounders, nomi noti sulla scena locale del South West americano e apprezzati collaboratori per altri colleghi. È infatti con la locale Howlin Dog records che Achitecture of a Fire prende forma e restituisce cartoline dai grandi spazi americani, sottolineando una dimensione di libertà in titoli come A Hundred Miles, In a Land Where the Wild Birds Sing e The Horizon Line. Qualità strumentali a parte, il cuore del disco è nella scrittura western folk posata e nelle voci amabili dei tre protagonisti, tutti caricati di esperienza. È un Beautiful World quello che cantano The Rifters, che ci invitano a spegnere tv e media (I Got News for You) e inseguire sogni più personali: la loro musica fa buona compagnia, senza uscire dal manuale del provetto folksinger.

The Flyin' A's
You Drive me Crazy
(The Flyin' A's 2016)

country rock


Il mondo dell'Americana è pieno di coppie, più o meno di successo. Hilary Claire e Stuart Adamson inseguono il loro sogno e banchettano al tavolo della tradizione, lì dove ballate country, suoni elettrici, twang delle chitarre e folk rock più melodico si incontrano. You Drive me Crazy ha una copertina da romanzo harmony un po' artefatta, ma il contenuto conferma le buone qualità del duo. Il terzo album dei Flyin' A's nasce in Texas e lì viene prodotto con Chris Cage, un musicista che sa come arrangiare restando nei binari dello stile affrontato e nello stesso tempo ha le conoscenze per coinvolgere ottimi musicisti locali come Glenn Fukunaga e Lloyd Maines, che per chi frequenta il rock del South West americano hanno un valore aggiunto. Al resto ci pensa You Drive Me Crazy, una raccolta che non promette sfracelli ma segue un mood rassicurante che passa dallo spedito honky tonk di Little Miss Tumbleweed alle tracce country rock di It Ain't Funny, con il suono del Texas nelle vene, incrociando sensibilità da narratori di provincia (la saga rurale di This Dirt) e temi più acustici e romantici (Blood and Bone, The Other Side of the Lonely, brano dai profumi West Coast). Anche le voci sono complementari, in un disco che porta a casa con dignità (e poca fantasia, va da sè) un'idea di Americana beneducata.

   
   

Shake Russell
Little Bright Band of Light
(Howlin' Dog Records 2016)


country folk


Una voce confidenziale su un letto di ballate e walzer dai toni country folk tradizionali, Shake Russell è una piccola istituzione locale in Texas, terra dove si è trasferito stabilmente nei primi anni Settanta. Nome non particolarmente noto al di fuori degli addetti ai lavori (la Texas Music Association lo ha spesso insignito di riconoscimenti), Russell ha scritto in verità numerose hit che sono finite nelle mani di Waylon Jennings, Ricky Skaggs, Clint Black e molti altri, coltivando poi una sua carriera solista fra i club di Austin e qualche collaborazione con colleghi altrettanto talentuosi. Little Bright Band of Light è uno di quesi dischi dove canzone country d'autore, melodie acustiche di fattura rurale e una certa eleganza degli arrangiamenti fanno la gioia di chi apprezza l'Americana nella sua forma più gentile. Con una band che punta le sue carte sul polistrumentista Don Richmond e spesso si avvale della collaborazione del collega Michael Hearne, Shake Russell alterna romanticismo, ricordi della sua terra (I Love The Wind, River Of Innocence), qualche colore caraibico (in The Sailing Angels, con tanto di congas e marimba) e un sentito omaggio a colui che viene definito "The King Of The Honky Tonk", ovvero sia George Jones, in The King Of The Honky Tonk Is Gone.

Michael Hearne
Red River Dreams
(Howlin' Dog Records 2016)


country folk


Potremmo partire dal fondo, con due cover d'eccezione che definiscono l'immaginario musicale di Michael Herne: con tono cordiale, una voce che accarezza, riprende in sequenza il classico di Gordon Lightfoot, Early Morning Rain, e Return of the Grevious Angel di Gram Parsons. Tra folk rock di marca settantesca e country d'autore Hearne ruota intorno a modelli precisi, che sono ribaditi anche nella scelta di una Drunken Lady of the Morning di Michael Martin Murphey, tra i cantori del west americano. Hearne fa parte della stessa generazione, è in giro da parecchio tempo e il suo nome circola con rispetto fra il New Mexico, dove è di casa, e il vicino Texas. Red River Dreams è dedicato proprio a questi luoghi e nella sua dozzina di episodi mostra sensibilità e rispetto per la tradizione di cui fa parte. Ci sono canzoni che portano i segni dei grandi orizzonti americani, da The Highway is a Friend of Mine a Endless Sky e qualche episodio più singolare, come la June 25, 2009 che riporta la data della scomparsa di Micheal Jackson e alla sua figura è naturalmente dedicata. Inciso per la Howlin' Dog, Red River Dreams "sfrutta" un team di musicisti e collaboratori della stessa etichetta, tra cui l'ottimo Don Richmond, che cura strumenti a corda assortiti.