:: Shortcuts menù
Vai alle altre rubriche:


Archivio di Shortcuts

Il precedente:


Shortcuts #213

Blair Dunlop
King Size Slim
Barry Ollman
Blair Crimmins
Doug Ingoldsby
Victor Camozzi


Il resto della ciurma:
Shortcuts #212
Jon Langford
The Amazing Shakeheads
Willie Watson
Carrie Newcomer
Nancarrow
Smooth Hound Smith

Shortcuts #211

Vikesh Kapoor
Robby Hecht
Brock Zeman
Scott Snake Miller
Gunther Brown
Stance England

Shortcuts #210

Noah Gundersen
David Berkeley
Mark Moldre
Ken Will Morton
The Perpetrators
Marshall/Peery Project

Shortcuts #209
The Accidentals
Amanda Mora
Lauren Lapointe
Millpond Moon
Linq
Tia McGraff

Shortcuts #208

Jimmy/ Immy
Hiss Golden Messenger
Patty larkin
High Bar Gang
Tom Mank & Sera Smolen
Harmonious Wail

Shortcuts #207

Charlie Parr
Richard Lindgren
Lydia Loveless
Donna Ulisse
C Daniel Boling
Gordie Tentrees

Shortcuts #206

Drag the River
J Roddy Walston
Downtown Mystic
Golden Suits
The Harmed Brothers
Milagro Saints

Shortcuts #205

Nick Lowe
Stevie Agnew
Raina Rose
Carly Jamison
Dan Baker
Joe West

Shortcuts #204

John Paul Keith
Scott Miller
Peter Cooper
Tony McLoughlin
Alan
Semerdijan
Jason Daniels

Shortcuts #203

Antun Opic
Reckless Kelly
David Gogo
Disappear fear
Red Moon Joe
Haymaker

Shortcuts #202
T.Hardy Morris
The Whipsaws
King Pug
Rod Balch
Guthrie Kennard
Dan Israel

Shortcuts #201

ahab
M.C. Hansen
Robin Dean Salmon
Turchi
The Coals
Alias Means

Shortcuts #200

The O's
Rebecca Pronsky
Truth & Salvage Co.
The Wild Feathers
Chauncey Bowers
Rafe Pearlman & Jonathan Plum

Shortcuts #199

Johnny Fritz
Pokey LaFarge
Adam Klein
Jason Boland
Shanytown
Esquela

Shortcuts #198

Caitlin Rose
Annie Keating
Eric McKeon
Hey Mavis
DH Lawrence & The Vaudeville Skiffle
Will Courtney

Shortcuts #197

Kelly Willis & Bruce Robison
Randall Bramblett
Waiting For Henry
The Slewfoot Project
Paper Aeroplanes
Christian McNeill

Shortcuts #196

The Beautiful Old
The Golden Demon
Michael Tarbox
Johnny Duk & The Dusty Old Band
Andi Almqvist
Brittsommar

Shortcuts #195

Matt Woosey band
Glen Hornblast
Semi-Twang
Woody Pines
Bart Budwig
Gary Hall

Shortcuts #194

Samantha Crain
Lisa Richards
Nancy Dutra
Susan Kane
Guy Forsyth
Tokyo Rosenthal

Shortcuts #193

Suthside Johnny
Archie Roach
David Luning
Steven Casper
Mikael Persson
Walter Rootsie

Shortcuts #192

Eric Burdon
Elliott Murphy
Wayne Hancock
Dale Watson
Thea Hopkins
Alex Culbreth

Shortcuts #191

Anders Osborne
Jenn Grant
Paal Flaata
David Philips
The Plastic Pals
Diftong

Shortcuts #190

J Shogren
Max Gomez
Rob Lutes
Mary Dillon
Jimmy Robinson
Josh Smith

Shortcuts #189

Ted Morris
J.Tex & The Volunteers
Patrick Brooks
Scott MacLeod
Falldown
The Sumner Brothers









 

 

 

 

 

 

 

 

 
Home page
powered by FreeFind

 Shortcuts   dischi in breve
  
a cura di Fabio Cerbone

  
Shortcuts #214: Chatham County Line; Caleb Caudle; Tom Gillam; Ollie Vee; The Oldtime Stringband; Gait Klein Kromhof
 

Chatham County Line
Tightrope
(Yep Roc  2014)

country folk, old time
chathamcountyline.com


Il quartetto del North carolina supera il traguardo dei dieci anni abbondanti di carriera e si guarda alle spalle. Lo fa con un dei lavori meno avventurosi e più nostalgici della loro discografia, un disco di morbida old time music che dalle radici bluegrass attinge più del solito, senza quelle piacevoli digressioni "progressiste" che avevano allargato il sound della band verso l'Americana, e una concezione della canzone tradizionale che lambiva persino territori pop e rock. Tightrope arriva dopo il live acustico Sight & Sound e forse risente un po' di quella impostazione: di fatto Dave Wilson (chitarre e voce), John Teer (mandolino, fiddle), Chandler Hold (banjo) e Greg Readling (bass) si siedono per la prima volta a riflettere, tra l'agrodolce incedere di The Traveler e Should Have Known e la cura delle voci indispensabile per il genere in Girl She Used to Be. Prendiamoli pure per una verisone più gentile e aggraziata (Tightrope of Love, Will You Stille Love Me) degli Old Crow Medicine Show, con una vena malinconica e introspettiva che attraversa buona parte del repertorio, ma non è un bel segnale che il brano più interessante dell'album arrivi soltanto alla fine, con la pianistica Final Reward. Un disco un po' di maniera e facilmente trascurabile.

Caleb Caudle
Paint Another Layer on My Heart
(This Is American Music 2014)

Americana, pop rock
calebcaudle.com


Ruzzolano da qualche parte fra il suono alternative country più classico (e canonico) e un pop rock da strada maestra le canzoni di Caleb Caudle, giovane songwriter del North Carolina trasferitosi a New Orleans, dove a ha lanciato la sua carriera. L'esposizione a livello nazionale è arrivata grazie al precedente Tobacco Town, album che gli ha procurato le attenzioni della stampa e la possibilità di andare in tour per diversi mesi, abbracciando definitivamente la professione di musicista. Paint Another Layer On My Heart, disco tutto incentrato sull'intimità delle sue esperienze di vita, è dunque il tentativo di definire il suo stile con una produzione adulta. Due gli episodi che vedono coinvolta l'amica Lydia Loveless ai cori, dalla vibrante How'd Your Learn in apertura alla dolce ballata per piano e acustiche Trade all The Lights, sulla scia di Ryan Adams. Il nome dell'ex Whiskeytown aleggia inevitabilmente insieme a qualche slancio classic rock (Bottle & Cans sa di epica springsteeniana), legando insieme tradizione, bella calligrafia roots elettrica (Miss You Like Crazy, Another night) e melodia pop (Drag), prima di approdare alla prevedibile solitudine del folksinger (Missing Holidays). Tutto ponderato con molto mestiere e una certa gradevolezza, ma anche indistinto dalla massa di produzioni targate Americana.

   

Tom Gillam
Last Night on Earth
(Blue Rose/ IRD 2014)


american folksinger
tomgillam.com


Uno dei nomi di punta della nutrita schiera di rocker provinciali in casa Blue Rose, Tom Gillam è approdato di recente anche in Italia, al seguito del progetto US Rails, di cui è uno degli animatori principali, sorta di supergruppo del giro Americana minore. Last Night on Earth lo ripropone in veste solista, con un classico live acustico (& relaxed, come sottolinea onestamente il sottotitolo) catturato nel dicembre del 2003 nella sua terra di origine, il New Jersey. Il club è la Barrington Coffee House e come ricorda lo stesso Gillam si tratta di un ambiente familiare, con amici e sostenitori della prima ora, adesso che il musicista si è trasferito armi e bagagli in Texas. Il disco riflette questa impostazione e ha poco da offrire se non agli estimatori più accaniti: in solitaria o accompagnato dal collega Ben Arnold (piano) e da Matt Muir (percussioni) negli ultimi tre episodi dell'album, Gillam ribadisce il suo solido songwriting di impostazione sudista, ballate intrise di accenti country&soul che seguono la strada maestra di gente come John Hiatt. Il consiglio però è di recupare Where Is Bobby Gentry o Goodbye Goodtime all'interno dei suoi dischi ufficiali (tutti targati Blue Rose) o semmai di scegliere l'ottimo live elettrico Play Loud…Dig Deep di qualche tempo fa. Questa sembra francamente una pubblicazione un po' inutile.

Ollie Vee
Lonesome Girl
(Ollie Vee 2013)

rockabilly revival
ollievee.com


Puro e semplice revival, con l'aggravante di confessare tutto fin dall'inizio: il quartetto canadese degli Ollie Vee registra infatti Lonesome Girl su una vecchia console a due piste degli anni 60, evita accuratamente di sovraincidere più parti strumentali e di catturare invece tutto dal vivo. A detta loro per conservare il feeling con cui sono nate le canzoni e naturalmente per ricreare le dinamiche di un suono datato, vintage si direbbe oggi. D'altronde non escono vivi dagli anni cinquanta Jesse Adamson, Johnny Vassos Howard Linscott e Adam Perzia: il primo sospira come l'Elvis dei giorni di Memphis, ma para soltanto la sua caricatura, il secondo svisa riff di stampo rockabilly e honky tonk sulla sua chitarra, gli altri forniscono il carburante con una sezione ritmica d'altri tempi. Di originale non c'è nulla, se non un repertorio che effettivamente non prevede cover, ma è come se imitasse gli originali. Certo, è curioso il dato anagrafico: ci saremmo aspettati una provenienza sudista, o magari da Nashville, ma tolta la nota di colore dal Canada, Ruby Red è roba che i Mavericks di Raul Malo facevano meglio vent'anni fa e le varie Looking for a fast Time, Party Fools, Paper Hearts, Hip Shakin' Baby mettono insieme Presley, Roy Orbison e American Graffiti con una valanga di nostalgia. Cercatevi gli originali.

   

The Oldtime Stringband
Chicken Crows for Day
(The Oldtime Stringband 2014)


old time, bluegrass
theoldtimestringband.nl


Il nome dovrebbe già dirvi tutto o quasi: questo sestetto olandese di recente formazione, l'album di debutto Gotta Quit Kickin' My Dog Around risale al 2011, solca le praterie dell'old time e della folk music americana, prendendo a prestito soprattutto una serie di traditional riadattati al gusto dei musicisti. Tutti ottimi va detto, anche perché lasciano da parte numeri strumentali e si concentrano soprattutto sulle canzoni: si alternano in quattro al canto, anche se la parte preponderante è nelle mani di Shelly O'Day, che firma anche due episodi (Far Away e High Sierra), gli unici originali insieme a Fare You Well My Bonny di Nout Grupstra (fiddle e accordion). Nati come progetto estemporaneo, colonna sonora per accompagnare le mostre del pittore Ruud Spil (suo il ritratto della mucca in copertina), hanno registrato Chicken Crows for Day in un solo giorno di sessione, in presa diretta, come richiede in fondo questa musica. muovendosi tra bluegrass, hillbilly, folk e persino una puntata nel cajun (Le Valse de la Belle), The Oldtime Stringband ripescano anche Jimmie Rodgers (Waiting for a Train) e Neil Young (Dance Dance Dance) seguendo un'operazione filologica interessante anche se molto legata ad un discorso di genere. Qualcuno li chiami per qualche festival a tema: tra chitarre, banjo, fiddle e contrabasso siamo a cavallo di autentica musica roots.

Gait Klein Kromhof
Gait
(Gait Klein Kromhof 2014)

folk blues
gaitkleinkromhof.nl


Gait Klein Kromhof, a dispetto di un nome ben poco appropriato secondo i luoghi comuni, ha una faccia decisamente blues, basta osservarlo sulla copertina del suo omonimo album, in cui le rughe, i capelli e le mani avvolte sulla fedele armonica riflettono l'amore per questa musica. Musicista olandese assai quotato in patria e in generale sulla scena euriopea (ha collaborato con Hans Thessink e con il rocker nazionale JW Roy), Gait suona attualmente nella band locale Champagne Charlie, storica formazione dei Paesi Bassi attiva dalla fine degli anni ottanta con una decina di produzioni alle spalle, nel solco delle radici più rurali del blues. Il disco in questione raccoglie registrazioni sparse di Gait con gli stessi Champagne Charlie ma non solo (Bruno Deneckere, Tom Mank, Richard Van Bergen, il citato e più famoso Thessink con una versione dal vivo di Leaving at Daybreak) offrendo un piccolo campionario delle sue abilità strumentali, uno stile asciutto e molto soulful che ricorda Charlie Musselwhite e altri maestri di vecchia scuola. Blues e radici, con sconfinamenti nel folk, con qualche classico come Nobody's Fault But Mine e The Cuckoo alternato a composizioni originali che danno l'idea della vivacità e competenza dell'intera scena olandese. Il lavoro si chiude sulle note dello strumentale e autografo Gait's Blues.