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AA.VV.
The Village Out West: The Lost Tapes
Of Alan Oakes

[Smithsonian Folkways 2021]

Sulla rete: folkways.si.edu

File Under: Folk music goes West

di Gianfranco Callieri (06/11/2021)

Alan Oakes era un musicofilo autodidatta. Il suo hobby era quello di registrare, inseguendoli per tutta la parte settentrionale della regione, i musicisti folk intenti a esibirsi nei locali della California anni ’50. Nei decenni successivi, quel passatempo diventò per lui una vera e propria ossessione, a tal punto coltivata da accumulare, fino al 1975 (anno in cui le «cose della vita» presero il sopravvento, portando i suoi interessi altrove), centinaia di nastri. Nel 2018, Oakes (che sarebbe morto un anno dopo) e sua moglie incontrarono quasi per caso Deborah Robins e Larry Hanks, artisti folk anch’essi: essendo venuti a conoscenza dell’enorme mole di materiale custodita negli archivi di Oakes, gli Hanks-Robins non tardarono a interpellare la Smithsonian Folkways - sussidiaria dell’omonima istituzione volta a preservare il patrimonio culturale e artistico degli Stati Uniti d’America - affinché il giacimento ottenesse una sistemazione discografica.

A due stagioni dalla scomparsa di Oakes, ecco quindi arrivare The Village Out West, doppia e straordinaria raccolta di inediti folk, blues e country intercettati sulla costa ovest anziché nei bar di quel Greenwich Village newyorchese al quale si è soliti far risalire tutto ciò che riguarda il revival folk dei ’60 (da qui il titolo dell’opera). Se però la vastità e l’importanza della scena folk riconducibile alla New York di quel periodo sono state ampiamente documentate attraverso ristampe, festival, approfondimenti e documentari, quanto accaduto dall’altra parte della nazione non aveva fino a oggi ottenuto altrettanta considerazione. The Village Out West, quindi, viene a raddrizzare, almeno in parte, un’ingiustizia storica, mostrando di quale rispetto la musica tradizionale godesse anche nella Bay Area di San Francisco e in altre tappe obbligate dei movimenti controculturali dell’epoca, tant’è che moltissime formazioni venute alla luce in quella zona, dai Grateful Dead ai Jefferson Airplane, non sarebbero minimamente concepibili se i loro membri non si fossero attenuti, durante le rispettive giovinezza, a una scrupolosa dieta di suoni delle radici.

Oakes, venti o trentenne ai tempi delle qui presenti registrazioni, non si immaginava forse che le sue incisioni sarebbero diventate una testimonianza di raro valore sociologico e filologico, eppure non è difficile trovare in The Village Out West l’istantanea di un momento in cui, dopo anni di silenzio, i cantori del folclore americano tornavano a farsi sentire. Lo fecero utilizzando le esibizioni ai due lati del paese in forma di megafono teso alla diffusione di un sentire musicale sin lì confinato nei campi e nelle montagne, nelle province e nelle zone rurali: dalla fine dei ’50, invece, il folk e altre musiche tradizionali si spinsero nelle città, dove iniziarono a risuonare la chitarra acustica di Doc Watson (con o senza il banjoista Rick Shubb e il violinista Hank Bradley: ascoltate però il trattamento riservato dai tre alla spettacolare Billy In The Lowground) e il gospel di Merritt Herring (Leaning On The Everlasting Arms, immancabile), i blues di Mississippi Fred McDowell (Write Me A Few Of Yo Lines) e del reverendo Gary Davis (Hesitation Blues), le tradizioni cajun di Jerry Houck (Mardi Gras Dance) e le serenate old-timey dei New Los City Ramblers (Bachelor Blues). Senza dimenticare, naturalmente, i misconosciuti ma non meno significativi autoctoni: per esempio Kathy & Carol, coppia di compagne di scuola abituate a cantare insieme dai primi ’60 avvalendosi di armonie vocali a dir poco strepitose (nella loro Searchin’, tra l’altro rifatta poi dai Coasters e dopo di loro da Beatles, Hollies, Wanda Jackson etc., risulta evidente l’influenza di Joan Baez).

Prodotto da Deborah Robins, Henry H. Sapoznik e Jeff Place, accompagnato da un corposo libretto di ottanta pagine ricchissimo di informazioni e dettagli, The Village Out West dimostra ancora una volta come lo spirito della tradizione, qualunque fosse il posizionamento geografico del microfono che lo riproduceva, sapesse far scorgere, con pochi, poveri e mai rinnegati mezzi, un mondo intero.


   

 

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