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Folklore   monografie, classici rivisitati e dischi dimenticati

  
Bob Mould  
Una lunga stagione di pioggia 

a cura di Marco Denti

Bob Mould: dagli Hüsker Dü a Ryan Adams

Dopo aver chiuso l'epica sarabanda degli Hüsker Dü (già sufficiente a consegnarlo alla storia) Bob Mould si è ritrovato con una carriera solista speciale (compresa la parentesi degli Sugar) che nell'ultima fase lo ha visto protagonista di un trittico di dischi di rara maturità, Silver Age, Beauty & Ruin e Patch The Sky. Testimoni di una coerenza non solo musicale, cominciata con canzoni per anni importanti, molto tempo fa. La reazione degli Hüsker Dü a quello che Dennis Cooper in Ziggy (Marco Tropea Editore) chiamava il "mondo convenzionale" è stata condivisa da tanti altri, ma loro suonavano più duri, più veloci, senza fermarsi mai, sferragliando da un nulla all'altro, giusto per mettere insieme pane, formaggio e la benzina per arrivare al concerto successivo. Meglio quello che la noia, le consuetudini, la morale e l'ipocrisia della maggioranza silenziosa. Dormivano dove capitava, il più delle volte nel furgone, quando andava bene sotto le scrivanie della SST. Solo quando cominciarono a vendere qualche disco (da Zen Arcade, capolavoro) si permetteranno una stanza di motel divisa in tre. Non erano soli nell'attraversare l'America e prepararono il terreno e seminarono per il futuro, come spiegava Bob Mould: "Stavamo solo... Facendo qualcosa. Il fatto riguardo a quella musica, a quei giorni e a quell'età è che stava succedendo ovunque. C'erano grandi rock'n'roll band in ogni città, ma non avevano posti dove andare a suonare. Così abbiamo dovuto costruirci i nostri palchi, dove invitavamo i gruppi delle altre città a suonare, così come noi venivamo invitati da loro. Ecco come è successo".

A differenza di altre rock'n'roll band in cui la velocità era tutto, e niente, per gli Hüsker Dü è stata il veicolo di un'idea e di uno stile: non una visione futurista, piuttosto un modo per prendere le distanze, da tutto e da tutti. Diventarono capaci di incidere un album in un giorno o due, un po' per necessità (i soldi erano quelli che erano), un po' per scelta, perché continuavano a suonare senza sosta e un po' perché anfetamine e alcol fornivano una miscela esplosiva di energia. Poi, estremi lo sono sempre stati, a partire dall'humus da cui provenivano, quello dei sobborghi americani, dall'alienazione e dall'angoscia di famiglie disfunzionali (a dir poco), e di esistenze solitarie e disorientate. Se la storia degli Hüsker Dü è stata dura, sgraziata, compatta come le loro canzoni, è perché, come diceva Bob Mould ancora ai tempi di Land Speed Record: "Noi non cantiamo di Jo Anne, di Shirley o di Sally, cantiamo di gente che muore di fame, di complessi militari-industriali, e cavalcavia congestionati". Argomenti insoliti per una rock'n'roll band (soprattutto le infrastrutture), a cui calza alla perfezione la definizione di I Apologize secondo Dennis Cooper: "Una simpatica dichiarazione, rauca, feroce, un po' confusa, contro il modo in cui va il mondo, così appropriata alla sua situazione attuale da essere quasi comica". Erano proprio così, gli Hüsker Dü la cui vita da fuggitivi giunse ben presto al limite: l'aumento esponenziale degli additivi, con l'aggiunta dell'eroina per Grant Hart nell'ultima fase di convivenza del trio, non fece che comprimere le stagioni e stringere i tempi. La corsa non era infinita, era chiaro fin da allora, e comunque meglio una dignitosissima fine, quella di Candy Apple Grey e Warehouse che diventare pallide copie delle furie che erano. Ricorda Bob Mould: "La gente ha frainteso il pessimismo e l'angoscia delle nostre canzoni. Noi siamo proprio l'opposto, non siamo persone insensibili o ciniche. Ma siamo frustrati dal fatto che molta gente finisce in quel modo, disperata, spaventata. Abbiamo paura di finire anche noi così, e quella paura emerge nei nostri pezzi".

Incompresi, spesso gli Hüsker Dü hanno davvero rappresentato qualcosa di diverso, di coraggioso e di alternativo, anche se poi Bob Mould ha cominciato a odiare quell'etichetta, un luogo comune come tanti, ma che Dennis Cooper ha saputo tradurre in modo molto preciso: "Non che ogni singolo membro degli Hüsker Dü sembrasse sempre così invidiabilmente felice, ma qualcosa negli occhi di quei tre ragazzi invecchiati, con la sofferenza che li abitava, riusciva ad avere un benefico effetto sul mondo, correggendolo. Sembrava più spazioso o roba del genere. Meno... Segnato sulla carta". Non è l'unico ad avere trovato segnali di conforto nelle canzoni degli Hüsker Dü prima, e di Bob Mould in seguito. Uno su tutti Ryan Adams, oggi amico e partner per Patch The Sky, che, quando è scappato di casa, si è scelto come colonna sonora Zen Arcade e Workbook. Un album, quest'ultimo, che segnava una netta linea di demarcazione, chiudendo le porte in faccia al passato prossimo, come spiegava Bob Mould: "Per me gli Hüsker Dü sono stati un gruppo importante e una parte davvero importante della mia vita. E' quello che ero nei miei vent'anni. Non posso ricreare quella situazione ancora. Quelle canzoni hanno ancora un grande valore per me e ho cercato di portare avanti quello che ho imparato, ma non sono dell'idea di ricreare quello che è successo in quel periodo, sono convinto che sia meglio lasciare tutto là dov'è rimasto". Meglio così, poi, che una reunion come quella dei Replacements (patetica) o dei Pixies (inafferrabile). Almeno c'era qualcosa di chiaro da cui ricominciare anche se la costruzione della sua carriera è stato un un percorso a ostacoli, proprio a partire da Workbook: "Era la fine degli Hüsker Dü, all'inizio del 1988 ed ero molto isolato. Stavo vivendo in una fattoria Pine City, nel Minnesota, e avevo lasciato tutti i miei effetti per cercare un nuovo suono. Quando avevo lasciato il gruppo, l'istinto mi diceva di non riprovarci. Fai qualcosa di diverso, trova la tua voce. Ho speso almeno nove mesi sperimentando chitarre e parole e nuovi suoni e venne fuori tutto nel 1989, e davvero ho provato a non prestare attenzione al mio passato".

Tra Workbook e Black Sheets Of Rain (un grande disco, anche a distanza di tempo) si è delineato l'alfabeto della carriera solista. Anche Silver Age, Beauty & Ruin e Patch The Sky sono tutti figli di Black Sheets Of Rain più che di Workbook, che rimane un capitolo, estemporaneo e anomalo nella sua carriera (per quanto splendido). Black Sheets Of Rain è anche il cardine (più oliato) con gli Hüsker Dü, una storia da cui è impossibile prescindere, almeno con quelli dell'ultimo periodo, tra Candy Apple Grey e Warehouse. Il riff di Stand Guard e la costruzione di Hanging Tree sono i modelli su cui si sono formate tracce di canzoni fino a Monument. Per dire, anche l'omonimo Bob Mould (1996, e tra i primi esperimenti con l'elettronica) sembra ricavato sul profilo stesso di Black Sheets Of Rain e quella disposizione verso la pioggia evocata nel titolo è durata fino a oggi: Pray For Rain (in Patch The Sky) è soltanto l'ultima evocazione dopo 180 Rain (in Modulate), Days Of Rain (in Body Of Song) e Reflecting Pool in The Last Dog And Pony Show. Nel resto, pur restando fedele alle sue origini, alle sue radici, e lasciandosi i "Poison Years" alle spalle, Bob Mould non ha esitato a guardare in altre direzioni. La definizione di Grant Hart, riportata da Michael Azerrad, secondo il quale era "un provinciale che tenta di spacciarsi come uno di Manhattan", troverà un suo riscontro, quando Bob Mould comincerà a frequentare la scena dei club di New York: "Ci sono caduto dentro. Ho vissuto a New York intorno al 1998 ed era piena di club e negozi di dischi. Quando ho sentito per la prima volta Xpander di Sasha è stato come sentire Beaster degli Sugar, ma con i sintetizzatori. Lo stesso tema, ripetitivo, pesante: ho cominciato a cercarlo con assiduità. Quello che mi è piaciuto della scena dei club e che mi hanno fatto di nuovo appassionare alla musica".

Bob Mould è stato molto coraggioso nel lasciarsi tentare anche se i risultati, dal tentativo rap di Megamanic in The Last Pony And Dog Show ai suoni elettronici di Modulate (un passaggio complicato) fino a Life And Times, sono rimasti del tutto interlocutori. L'idea di estrapolare il gusto pop sommerso dall'elettricità ha trovato uno spunto davvero interessante in Shelter Me (in District Line), una canzone costruita su una sequenza infinita di loop e, in pratica, senza chitarra, ma era e resta difficile immaginare Bob Mould dietro a una consolle. Però, essendo sempre sulla linea del conflitto, i fallimenti possono essere considerati un atto dovuto, un necessario momento di confronto e di esplorazione perché così come erano coraggiosi gli Hüsker Dü nel 1987, esserlo nel 1997 o nel 2007 impone altre considerazioni sugli scenari che si sono aperti e a cui Bob Mould non ha rinunciato. Anche se gli esperimenti con l'elettronica, materia che non è così semplice da trattare, sono diventati di moda e hip e indispensabili e "cool", non è detto che siano adatti a tutti e infatti Bob Mould ha ben presto ricominciato dall'inizio. Il primo segnale è stato Life And Times che, pur mantenendo in superficie quel gusto pop (mai smentito), riportava Bob Mould, alla sua dimensione più naturale e spontanea, quella di chitarra, basso e batteria che martellano senza sosta. E' un modello di resistenza e di coerenza autosufficiente, tale da consentirgli di abbandonare al proprio destino la famiglia, lasciare le sue rock'n'roll band (gli Hüsker Dü e poi i Sugar) e combattere una lotta contro il tempo, ma che non poteva farlo fuggire da se stesso.

La ripartenza è avvenuta tra Silver Age e Workbook 25 perché Bob Mould è tornato a fare quello che sa fare, poi ribadito con maggiore convinzione in Beauty & Ruin e infine in Patch The Sky. L'ha spiegato in un videoclip divertente, dove con una Stratocaster dentro a un Marshall ha dato la sua lezione (grande, semplice) di chitarra e di songwriting. Se avete qualcosa da dire, vi bastano due accordi e il volume al massimo, il mondo resterà comunque quello che è (non un granché), ma dovrà ascoltare, provare per credere, e occhio al vicinato.

 

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# Bob Mould - discografia solista

1989  Workbook (Virgin)

1990  Black Sheets of Rain (Virgin)

1996  Bob Mould (Creation/ Rykodisc)

1998  The Last Dog and Pony Show (Creation/ Rykodisc)

2002  Modulate (Cooking Vinyl)

2005  Body of Song (Cooking Vinyl)

2008  District Line (Anti) - RECENSIONE (dai nostri archivi)

2009  Life and Times (Anti) - RECENSIONE (dai nostri archivi)

2012  Silver Age (Merge) - RECENSIONE (dai nostri archivi)

2014  Beauty & Ruin (Merge) - RECENSIONE (dai nostri archivi)

2016  Patch the Sky (Merge) - RECENSIONE (dai nostri archivi)


 

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