Portano una
responsabilità non indifferente sulle spalle le sorelle Womack:
una famiglia del soul allargata, un lignaggio musicale importante
e la chiamata, quasi inevitabile, a confermare di essere all’altezza
di quel nome. Con l’intercessione della Daptone records, sigillo
di garanzia in fatto di operazioni dall’impronta retro soul
di questo tipo (si veda la recente proposta di Jalen
Ngonda), l’omonimo esordio The Womack Sisters
mantiene fede a una storia famigliare che ha portato BG, Zeimani
e Kucha a riappacificarsi con le loro radici, dopo i primi
tentativi (un singolo e un ep di debutto nel 2021) ancora
indecisi se tuffarsi nella modernità dell’r&b o restare aggrappati
alla lezione del passato.
Quest’ultima arriva certamente dai genitori, Cecil e Linda
Womack (noti come Womack & Womack nei 70s, poi tramutati in
Zekkariyas & Zeriiya), il primo parte integrante della leggenda
dei Valentinos con il noto fratello Bobby, zio delle nostre
ragazze, la seconda nientemeno che figlia di Sam Cooke. Allevate
in quest’aura leggendaria che le ha cicondate fin da bambine,
BG, Zeimani e Kucha hanno imparato il mestiere al fianco dei
genitoril girando il mondo e studiando da coriste. Non sorprende
dunque coglierle preparate a dominare il linguaggio fin dalle
prime pulsanti note di Chaffeur,
canzone autobiografica che narra il loro passato di austite
di Uber per sbarcare il lunario, prima di intraprendere una
vera e propria carriera artistica.
Bel biglietto da visita e suono Daptone riconoscibilissimo:
dentro il passato, con il gusto del vintage a piè sospinto,
ma abbastanza accorto da non sembrare una semplice riverniciatura
dell’epopea che dalla Stax ha virato verso i Settanta della
Motown. Tra ballate con leggiadre venature pop&soul che ochieggiano
alle realtà dei “girl group” storici e ritmi più sanguigni
che sconfinano nel funk e nel southern soul, The Womack
Sister porta a casa il risultato in scioltezza e con “buone
vibrazioni”, a patto di prendere una tale produzione per quello
che da tempo significa la presenza della Daptone sul mercato
discografico: una intelligente operazione nostalgia, con quel
gusto e quella preparazione sonora negli arrangiamenti (tutela
il tutto il factotum Bosco Mann, già al fianco della compianta
regina Sharon Jones) che dobbiamo riconoscere all’etichetta
newyorkese.
Romanticismo d’annata, come fossimo immersi in una top40 di
fine anni Sessanta, emerge in If
You Want Me e nella speculare I Just Don’t Want
You, quasi un botta e risposta, mentre una più sinuosa
e ammiccante patina avvolge Didn't Mean Much To Me
e I Am Your Season, con le voci delle sorelle Womack
che, manco a ribadirlo, mostrano professionalità e passione
da veterane nel giostrare tutte le sfumature del genere.
Certo, non neghiamo che quando i ritmi si fanno più groovy
e gli intrecci fra le sorelle di alimentano a vicenda in una
sorta di autocombustione soul, l’album si fa più interessante:
accade con il curioso ondeggiare dai profumi latini di una
If I Let You che si apre
con un organo e una linea di basso che pare uscita da un’idea
di Ray Manzarek dei Doors, oppure con le percussioni e il
parossismo r&b da manuale di Laughter
and Tears e All Around, quest’ultima al
confine con certo psychedelic soul venato di blues che fece
scuola in quel decennio che The Womack Sisters, da
figlie predilette di Cecil e Linda, sembrano costantemente
evocare.