Tenere il conto
della famiglia Burnside, un clan con quasi dieci figli, e
un numero imprecisato di figli dei figli è come tenere il
conto dei personaggi di Cent’anni di solitudine: ci
vorrebbe un albero genealogico per starci dietro e se poi
ci aggiungiamo pure gli intrecci con i clan Kimbrough e Dickinson,
allora meglio proprio lasciar perdere e tornare alla famiglia
Buendìa nata dalla penna di Marquez. Quest’anno abbiamo già
visto due uscite di Kent
Burnside e Garry
Burnside, in cui i Dickinson (Cody e Luther) in varie
vesti (musicisti o produttori) e diversi membri del clan Burnside
erano presenti, ma l’ultima pubblicazione dell’anno è quella
di Duwayne, altro figlio di RL Burnside che scava ancora
più a fondo nel ritmo ipnotico e martellante dell’Hill Country
del Mississippi.
Innanzitutto la biografia di Duwayne è di tutto rispetto:
gli inizi lo vedono farsi le ossa nella band di famiglia con
suo padre, la Sound Machine Groove, e suonare anche con il
suo altrettanto leggendario vicino, Junior Kimbrough, e la
sua band, i Soul Blues Boys. Poi Duwayne si trasferisce dalla
rurale Holly Springs (MS) alla vicina Memphis, suonando spesso
con Albert King e regolarmente con Little Jimmy King (allievo
e chitarrista di Albert), oltre che con altre leggende come
B.B. King e Bobby Bland. Entra poi a far parte dei North Mississippi
Allstars, dal 2001 al 2004 circa, il periodo di Polaris
e del concerto e disco Hill Country Revue: Live at Bonnaroo.
Il rapporto con i fratelli Dickinson è sempre forte e Duwayne
canta e suona anche nel loro ultimo
Still Shakin’.
Red Rooster, registrato con i citati Dickinson
e Jimbo Mathus, è il quarto lavoro della sua discografia solista,
schiacciato tra un concerto della sua band e la gestione del
suo juke joint a Holly Springs, il 'Burnside Bar and Grill'.
Tanto groove, blues, rap a metà tra il suono dell’Hill Country,
l’intensità ritmica di Junior Kimbrough, l’esplosività di
un giovane Hendrix (in particolare sul brano King,
ma sottotraccia in diverse parti del disco) e la profonda
soul music di Bobby Womack, Red Rooster è un album
interessante e forse, del terzetto dei “Burnside” usciti quest’anno,
il meglio riuscito.
Nightmare, che apre il disco, ha groove oscuro
e ipnotico che deriva direttamente dall’Hill Country, aggiungendo
però il suo tocco personale. Ottima anche la versione di Burnside
di Circle In The Sky dei North Mississippi Allstars,
dove la chitarra insegue il cantato e Duwayne e Luther “duettano”
con gli strumenti. Somebody Done Stole My Girl, blues
ipnotico e ripetitivo, Things Ain’t Gone My Way, blues
alla Buddy Guy, e poi Talk Sweet To Me, brano di Jimbo
Mathus, rallentato e melodico, mostrano tre facce diverse
di Burnside. L’hendrixiana King,
con il rap del compianto Cody Burnside (altro degli innumerevoli
nipoti di R.L.), unisce generazioni e generi della famiglia
Burnside. Mississippi Here I Come chiude il cerchio
con un tocco acustico, una ballata che passa dal country al
blues senza soluzione di continuità.
Forse il limite più grande di questo lavoro è il fatto di
essere molto “casalingo”, troppo lo-fi, dalla copertina, oggettivamente
brutta, alla qualità della registrazione e degli arrangiamenti.
Peccato perché avrebbe potuto essere un disco notevolmente
più importante se prodotto con tutti i crismi del caso. Ma,
come scrive lo stesso Duwayne nelle note, “Questo lavoro d’amore
è stato una battaglia contro finanze e tempo”. E questo, purtroppo,
è il segno della nostra epoca.