:: Recensioni
 
Seleziona una rubrica:


Ultime novità:


Curtis Harding
Departures & Arrivals


Big Daddy Wilson
Smiling All Day Long


Eric Gales
Tribute to LJK

Abbiamo parlato di:

Robert Finley
Hallelujah! Don't Let
the Devil Fool Ya

Rory Block
Heavy on the Blues

Yates McKendree
Need to Know

Buddy Guy
Aint Done With the Blues

Kemp Harris
The America Chronicles

Garry Burnside
It's My Time Now

Durand Jones & The Indications
Flowers

Charlie Musselwhite
Look Out Highway

Galactic and Irma Thomas
Audience with the Queen

Bobby Rush; Kenny Wayne Shepherd
Young Fashioned Ways

Andrew Duncanson
California Trap

Heavy Drunk & Watermelon Slim
Bluesland Theme Park

Mdou Moctar
Tears of Injustice

Songhoy Blues
Héritage

Leon Bridges
Leon

Ian Siegal meets Johnny Mastro
Easy Tiger

Jerron Paxton
Things Done Changed

Eric Bibb
In the Real World

Guy Davis
The Legend of Sugarbelly

Bessie Jones, John Davis & The Georgia Sea Island Singers
The Complete Friends of Old Time Music Concert

The Reverend Shawn Amos
Soul Brother No.1

Roosevelt 'Booba' Barnes
Raw Unpolluted Blues

Lazy Lester
Traveling Days: Live in Italy

Nina Simone
Nina's Back

Lazy Lester
All Over You

Willie J. Campbell
Be Cool

Autori Vari
Playing for the Man at the Door

Blind Boys of Alabama
Echoes of the South

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
Home page


BlackHighway   blues, soul & black music
Condividi

     
 

Duwayne Burnside
Red Rooster
[Lucky 13 Records 2025]

Sulla rete: lucky13records.com

File Under: hill-country blues family tradition


di Pie Cantoni (08/12/2025)

Tenere il conto della famiglia Burnside, un clan con quasi dieci figli, e un numero imprecisato di figli dei figli è come tenere il conto dei personaggi di Cent’anni di solitudine: ci vorrebbe un albero genealogico per starci dietro e se poi ci aggiungiamo pure gli intrecci con i clan Kimbrough e Dickinson, allora meglio proprio lasciar perdere e tornare alla famiglia Buendìa nata dalla penna di Marquez. Quest’anno abbiamo già visto due uscite di Kent Burnside e Garry Burnside, in cui i Dickinson (Cody e Luther) in varie vesti (musicisti o produttori) e diversi membri del clan Burnside erano presenti, ma l’ultima pubblicazione dell’anno è quella di Duwayne, altro figlio di RL Burnside che scava ancora più a fondo nel ritmo ipnotico e martellante dell’Hill Country del Mississippi.

Innanzitutto la biografia di Duwayne è di tutto rispetto: gli inizi lo vedono farsi le ossa nella band di famiglia con suo padre, la Sound Machine Groove, e suonare anche con il suo altrettanto leggendario vicino, Junior Kimbrough, e la sua band, i Soul Blues Boys. Poi Duwayne si trasferisce dalla rurale Holly Springs (MS) alla vicina Memphis, suonando spesso con Albert King e regolarmente con Little Jimmy King (allievo e chitarrista di Albert), oltre che con altre leggende come B.B. King e Bobby Bland. Entra poi a far parte dei North Mississippi Allstars, dal 2001 al 2004 circa, il periodo di Polaris e del concerto e disco Hill Country Revue: Live at Bonnaroo. Il rapporto con i fratelli Dickinson è sempre forte e Duwayne canta e suona anche nel loro ultimo Still Shakin’.

Red Rooster, registrato con i citati Dickinson e Jimbo Mathus, è il quarto lavoro della sua discografia solista, schiacciato tra un concerto della sua band e la gestione del suo juke joint a Holly Springs, il 'Burnside Bar and Grill'. Tanto groove, blues, rap a metà tra il suono dell’Hill Country, l’intensità ritmica di Junior Kimbrough, l’esplosività di un giovane Hendrix (in particolare sul brano King, ma sottotraccia in diverse parti del disco) e la profonda soul music di Bobby Womack, Red Rooster è un album interessante e forse, del terzetto dei “Burnside” usciti quest’anno, il meglio riuscito.

Nightmare
, che apre il disco, ha groove oscuro e ipnotico che deriva direttamente dall’Hill Country, aggiungendo però il suo tocco personale. Ottima anche la versione di Burnside di Circle In The Sky dei North Mississippi Allstars, dove la chitarra insegue il cantato e Duwayne e Luther “duettano” con gli strumenti. Somebody Done Stole My Girl, blues ipnotico e ripetitivo, Things Ain’t Gone My Way, blues alla Buddy Guy, e poi Talk Sweet To Me, brano di Jimbo Mathus, rallentato e melodico, mostrano tre facce diverse di Burnside. L’hendrixiana King, con il rap del compianto Cody Burnside (altro degli innumerevoli nipoti di R.L.), unisce generazioni e generi della famiglia Burnside. Mississippi Here I Come chiude il cerchio con un tocco acustico, una ballata che passa dal country al blues senza soluzione di continuità.

Forse il limite più grande di questo lavoro è il fatto di essere molto “casalingo”, troppo lo-fi, dalla copertina, oggettivamente brutta, alla qualità della registrazione e degli arrangiamenti. Peccato perché avrebbe potuto essere un disco notevolmente più importante se prodotto con tutti i crismi del caso. Ma, come scrive lo stesso Duwayne nelle note, “Questo lavoro d’amore è stato una battaglia contro finanze e tempo”. E questo, purtroppo, è il segno della nostra epoca.