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The Womack Sisters
The Womack Sisters
[Daptone/ Goodfellas 2026]

Sulla rete: thewomacksisters.com

File Under: young, gifted and black



di Fabio Cerbone (22/08/2026)

Portano una responsabilità non indifferente sulle spalle le sorelle Womack: una famiglia del soul allargata, un lignaggio musicale importante e la chiamata, quasi inevitabile, a confermare di essere all’altezza di quel nome. Con l’intercessione della Daptone records, sigillo di garanzia in fatto di operazioni dall’impronta retro soul di questo tipo (si veda la recente proposta di Jalen Ngonda), l’omonimo esordio The Womack Sisters mantiene fede a una storia famigliare che ha portato BG, Zeimani e Kucha a riappacificarsi con le loro radici, dopo i primi tentativi (un singolo e un ep di debutto nel 2021) ancora indecisi se tuffarsi nella modernità dell’r&b o restare aggrappati alla lezione del passato.

Quest’ultima arriva certamente dai genitori, Cecil e Linda Womack (noti come Womack & Womack nei 70s, poi tramutati in Zekkariyas & Zeriiya), il primo parte integrante della leggenda dei Valentinos con il noto fratello Bobby, zio delle nostre ragazze, la seconda nientemeno che figlia di Sam Cooke. Allevate in quest’aura leggendaria che le ha cicondate fin da bambine, BG, Zeimani e Kucha hanno imparato il mestiere al fianco dei genitoril girando il mondo e studiando da coriste. Non sorprende dunque coglierle preparate a dominare il linguaggio fin dalle prime pulsanti note di Chaffeur, canzone autobiografica che narra il loro passato di austite di Uber per sbarcare il lunario, prima di intraprendere una vera e propria carriera artistica.

Bel biglietto da visita e suono Daptone riconoscibilissimo: dentro il passato, con il gusto del vintage a piè sospinto, ma abbastanza accorto da non sembrare una semplice riverniciatura dell’epopea che dalla Stax ha virato verso i Settanta della Motown. Tra ballate con leggiadre venature pop&soul che ochieggiano alle realtà dei “girl group” storici e ritmi più sanguigni che sconfinano nel funk e nel southern soul, The Womack Sister porta a casa il risultato in scioltezza e con “buone vibrazioni”, a patto di prendere una tale produzione per quello che da tempo significa la presenza della Daptone sul mercato discografico: una intelligente operazione nostalgia, con quel gusto e quella preparazione sonora negli arrangiamenti (tutela il tutto il factotum Bosco Mann, già al fianco della compianta regina Sharon Jones) che dobbiamo riconoscere all’etichetta newyorkese.

Romanticismo d’annata, come fossimo immersi in una top40 di fine anni Sessanta, emerge in If You Want Me e nella speculare I Just Don’t Want You, quasi un botta e risposta, mentre una più sinuosa e ammiccante patina avvolge Didn't Mean Much To Me e I Am Your Season, con le voci delle sorelle Womack che, manco a ribadirlo, mostrano professionalità e passione da veterane nel giostrare tutte le sfumature del genere.

Certo, non neghiamo che quando i ritmi si fanno più groovy e gli intrecci fra le sorelle di alimentano a vicenda in una sorta di autocombustione soul, l’album si fa più interessante: accade con il curioso ondeggiare dai profumi latini di una If I Let You che si apre con un organo e una linea di basso che pare uscita da un’idea di Ray Manzarek dei Doors, oppure con le percussioni e il parossismo r&b da manuale di Laughter and Tears e All Around, quest’ultima al confine con certo psychedelic soul venato di blues che fece scuola in quel decennio che The Womack Sisters, da figlie predilette di Cecil e Linda, sembrano costantemente evocare.